venerdì 31 agosto 2018

In un giorno di pioggia

Ho sempre amato la pioggia. Non so di preciso come mai, forse perchè il suono dolce e costante delle gocce mi ricorda un po' la musica e mi piace da matti il tamburellare dell'acqua, il fragore dei tuoni e il silenzio che li segue, o forse perchè il cielo pieno di nuvole e e le cascatelle per strada mi hanno sempre affascinato o forse più semplicemente mi sembra di essere avvolta da un mantello invisibile di protezione. E così le notti piovose sono sempre state le notti più tranquille, le più ricche di sogni fantastici. Mi è sempre sembrato che l'acqua potesse segnare un confine oltre il quale nessun "mostro" sarebbe potuto passare.
Ho in mente un'immagine di me da piccola mentre schiaccio il naso contro il vetro appannato e seguo con il dito il percorso dell'acqua fino a vederla scomparire. Sciolta. Ciaf. Ciaf. Ciaf.
Dall'alto verso il basso. Mi piace questo ricordo.
Amo in un certo senso tutto ciò che è connesso alla pioggia: l'odore un po' umido ma profumato,
gli ombrelli colorati che si fondono tra di loro, lo stare a casa al caldo, le pozzanghere in cui saltare e a volte anche le macchine che noncuranti ti schizzano per sfrecciare via.  Non ho mai vissuto la pioggia come qualcosa di brutto, anzi. Adoro fare il bagno in mare con il temporale, soprattutto d'estate quando bastano dieci minuti perchè spunti di nuovo il sole.
Potrei quasi dire che la pioggia abbia un effetto placebo su di me.
Soprattutto la pioggia di questa sera che, in un certo senso, si porta via tutte le belle avventure di questa mia estate per fare spazio sempre di più all'autunno che pian piano apre le sue porte a nuove esperienze.
E chissà quante altre piogge dovranno accompagnarmi, chissà quanti altri ombrelli dovrò buttare perchè il vento sarà troppo forte per resistere. E chissà se un giorno mi troverò di nuovo a fissare il cielo ammaliata e a seguire il via vai delle gocce d'acqua su un vetro fino a vederle scomparire per fondersi le une alle altre a formare più acqua. Io sono una goccia che è appena partita dalla cima, ho tempo per cambiare strada, deviare, incontrare altre gocce e lasciare la mia scia.





Modena City Ramblers- In un giorno di pioggia

giovedì 28 giugno 2018

Lettera alla Scuola...

Ore 7.00 di un caldo giorno di inizio estate. Ultimo incontro prima dei saluti.
Cosí, con un velo d'ansia a coprirmi, suona per l'ultima volta la sveglia. E cosí, come al solito, zaino in spalla e ci si va a giocare il tutto per tutto con le gambe tremolanti e il sorriso un po' nostalgico di chi non ne ha assolutamente più voglia e non vede l'ora di potersi godere il tanto meritato riposo ma sa che forse non è pronto a lasciare andare tutto questo.
Ciao prof. Ciao compagni. Ciao amici.
Ciao Scuola.
É tanto tempo che ci conosciamo, il nostro é stato un lungo viaggio e prima che si chiudano definitivamente i cancelli vorrei lasciarti dette due cosine.
Sai, non ho fretta di crescere, e men che meno sento il bisogno di tranciare una linea netta tra quella che ero e quella che sarò. Non serve a nessuno farlo, ma é proprio vera la frase di Luca Molinari in "Notte prima degli esami": in sostanza, l'ultima campanella dell'ultimo giorno di scuola ti sembra l'ultimo secondo della tua adolescenza.Ti sembra che tutte le certezze che fino a quel momento hai avuto siano destinate a crollare.
Ed é altrettanto vero quanto quella stessa campanella che per tanto tempo ti ha devastato le orecchie ti porti a credere che finalmente tu abbia il potere di mandare a FANCULO chi e cosa se lo merita. E anche lo studente più buono e tranquillo ha i suoi candidati e i suoi buoni motivi. Ed é quello che farò anche io, manderò finalmente a fanculo tutto quello che ho trovato inutile  in te Scuola e che non ho mai avuto il coraggio di urlare a gran voce per paura o piú semplicemente perché non ho le palle di farlo di persona.
Mi hai dato l'opportunità di sperimentare in questi anni, di conoscere nuove cose e persone, di crescere da sola e insieme agli altri, mi hai dato l'opportunità di mettermi alla prova, dedicarmi a ciò che mi interessava e, anche se spesso controvoglia, a quello che mi piaceva meno. Te lo riconosco Scuola, questo è il tuo gran merito: se funzioni bene non diventi una prigione come tanti vanno per strada a sbandierare, diventi un posto dove è bello andare, dove una persona sta bene. Purtroppo non è sempre così.
Nel corso degli anni ho conosciuto insegnanti piú o meno capaci, piú o meno interessanti e piú o meno preparati. Puó sembrare strano ma gli studenti osservano e fissano nella loro mente tutto, e non sfugge nulla, tutti lo fanno anche il piú assente e svogliato, è umana curiosità. Sappiamo riconoscere chi  veramente è interessato e chi invece lo fa solo per convenienza.
Ci sono insegnati che amano il loro lavoro, e te lo trasmettono proprio questo amore che ti cattura con poche semplici parole, ci sono quelli che si fanno il mazzo e ti aiutano, quelli che si fanno il mazzo e ti ostacolano, quelli che godono dei tuoi sbagli, quelli che sfogano su di te le loro frustrazioni e quelli che sono chiamati a riparare gli errori altrui perchè sono gli unici in grado di farlo.
Ci sono gli incompetenti, i cialtroni, i "tutto fumo e niente arrosto" della situazione che si spacciano per grandi maestri di vita e di materia quando in realtà a malapena sanno come girarsi nel letto la mattina, e la cosa che piú mi fa arrabbiare é che questi passano come GRANDI e i veri grandi non vengono riconosciuti quasi mai come tali.
Questo Scuola ti fa perdere punti e questo i professori dovrebbero arrivare a dirselo in faccia gli uni con gli altri e non dovrebbero arrivare a farsi la guerra tra di loro. Siete adulti, fate gli adulti, ai capricci ci pensano i bambini che di esperienza ne hanno poca.
Sai Scuola, ci sono veramente poche persone che si salverebbero completamente, si possono contare sulle dita di una mano. Quegli insegnanti che ti basta guardarli perché ti venga il buonumore, quelli che, forse per loro sfiga, sono oscurati da tutti e passano in secondo piano, coloro che si sono dimostrati umani, professionali, capaci di farti interessare ad una delle materie che meno ti interessano tra quelle studiate e lo hanno fatto solo grazie a loro stessi.
Sono questi i professori interessanti, quelli belli da scoprire e mi spiace Scuola che spesso ce ne siano cosí pochi.

Se stai leggendo, non lo so e non mi interessa più di tanto, scusami se ti sto dando del tu e non del lei, vorrei che sapessi che sei stata una grande, una tra le migliori insegnanti che abbia mai avuto e, anche se ovviamente non proseguirò gli studi nella tua materia perchè diciamo che non la sento molto mia, sei riuscita ad appassionarmi un poco di piú. Il tuo buonumore, i tuoi sorrisi, il tuo modo sempre gentile e disponibile, forse non ti rendi conto di quanta sicurezza trasmetti a noi ragazzi. E lo so che non abbiamo mai avuto un grande rapporto di dialogo, abbiamo avuto meno tempo per conoscerci, so che non ero una di quelle sempre con la mano alzata, ma dal mio angolino vedevo tutto e non mi lasciavo sfuggire niente.




sabato 7 aprile 2018

THE GARAGE PARTY!


Un gruppo di amici è seduto sulle panchine di un parco, sembra l'incipit di una delle solite barzellette di italiani, francesi e tedeschi, invece è solo l'inizio di una storia, una bella storia, un po' particolare, ma divertente in fondo.

In pratica, dicevamo, ci sono questi ragazzi, sono un po' stravaccati, li possiamo chiamare per semplificare le cose gli Sdraiati: c'è chi guarda il telefono, chi si aggiusta il trucco, insomma fanno quello che normalmente si fa quando si è giovani. Uno di loro propone qualcosa per il sabato sera successivo. Nessuno lo ascolta. Un altro si accende una sigaretta e si offre di pagare da bere a tutto il gruppo quello stesso sabato. Nessuno risponde. Una ragazza allora propone entusiasta di andare a ballare. Di nuovo silenzio, solo qualche sbuffo qua e là e qualche parola bisbigliata.
 Accanto a loro qualcuno fa partire della musica. Forte, decisa, ritmata, allegra. Un bambino si alza e comincia a saltellare, un'altra fa una rovesciata storta e si unisce a lui. I ragazzi sono meravigliati, hanno letteralmente la bocca aperta, una si lascia persino scappare un "woow" quando due ragazzi spuntati dal nulla cominciano ad improvvisare passi lasciandosi guidare dall'istinto.
 La panchina è improvvisamente troppo stretta e troppo scomoda, si alzano in tre e, volenti o nolenti, vengono trascinati nella mischia. si agitano, si divertono, saltano, ballano. non riescono a controllarsi, vanno a ritmo trascinando in pochi istanti tutto il capanello di pubblico che si è formato.E via con un cerchio, anche la più timida di loro si mette in mostra. partono applausi, urla, risate, i più bravi incitano quelli più incerti. Le mani in aria..."fermi tutti! non si era detto che non si voleva ballare?" esclama uno degli unici seduti. "Non si può fermare ciò che è bello, la musica è bella, la danza è bella. Se questi si sono messi a ballare qua figurati sabato al THEGARAGE PARTY!"

Altra espressione di stupore. Nessuno conosce il TheGarage. Eppure la città è tappezzata di adesivi, ci sono centinaia di post su facebook e instagram e l' #TheGarage spopola in rete. Chi ama l' HIP HOP, la musica, la danza non può perderselo.

"TheGarage è una figata, è l'occasione giusta per un ballerino di mettersi alla prova, divertirsi, imparare e BALLARE! Da quest'anno pure il PARTY dalle 23:45! Si moltiplica mille volte l'effetto TheGarage. E poi la musica, scherzi, con i dj che ci ritroviamo è meglio di tutte le discoteche possibili e immaginabili...vorrei non fare i nomi ma non ci riesco, ENRYTHM, CHEIK, NAS, KAMO. E poi ci saranno le finali delle BATTLE, e show imperdibili e non si può proprio mancare. E tutto questo a GENOVA! Non ve la potete proprio perdere una giornata esplosiva come il 5 MAGGIO"

I ragazzi, che prima abbiamo chiamato sdraiati, adesso catturati dall'entusiasmo e dalla curiosità sembrano altre persone. E' questo che il magico potere della danza, fare uscire il talento nascosto che chiunque ha dentro.
Quindi, anche tu che stai leggendo, non stare a casa sul divano a rimpiangere di non essere venuto, il 5 Maggio, alzati e corri a scatenarti al TheGarage, e poi resta, balla la sera, balla la notte e vivi sulla tua pelle il PARTY e poi raccontalo a tutti e aiuta a portare a Genova un po' di aria hiphop che non fa mai male. Portiamo in alto le cose belle.
Dillo ai tuoi amici, dillo ai ballerini e vernite tutti! Io ci sarò e tu?






giovedì 1 marzo 2018

La Forma dell'Acqua


LA FORMA DELL’ACQUA


“Incapace di percepire la forma di Te,

 ti trovo tutto intorno a me.
La tua presenza mi riempie gli occhi del tuo amore,
umilia il mio cuore, perché tu sei ovunque.”

Baltimora, America.
Elisa è una donna tranquilla, ha una vita ordinaria, vive da sola in un appartamento sopra ad un cinema, è muta fin da quando era bambina e ogni mattina mette a bollire qualche uovo. Trascorre gran parte del suo tempo con il vicino di casa Giles, un disegnatore pubblicitario che finge di adorare la torta al lime per poter passare qualche minuto a parlare con il cameriere.
Elisa lavora come inserviente in un laboratorio dove si effettuano esperimenti che possano garantire agli americani di essere sempre un passo avanti ai russi, con lei lavora anche Zelda. Un giorno viene portato all’interno di una capsula un nuovo essere, una Creatura vagamente umanoide nella forma ma che ha l’aspetto di un anfibio sul quale vengono condotti brutali esperimenti ad opera del colonnello Strickland che vede nell’Essere la possibilità del suo successo. Ma se  gran parte dei ricercatori e lo stesso colonnello sono intimoriti dalla Creatura, Elisa ne è affascinata a tal punto da cominciare a comunicare con lui attraverso il linguaggio dei segni. E se, per Paolo e Francesca nell’Inferno, galeotto fu il libro, qui galeotto fu proprio l’uovo sodo.
Comincia così una sorta di conoscenza tra i due che si interrompe quando il colonnello ottiene il via libera per vivisezionarlo. Elisa, timorosa di perderlo, riesce a convincere Giles ad aiutarla con  un piano per salvarlo e sottrarlo al suo triste destino. L'uomo subito titubante si decide ad appoggiare l'amica quando capisce che Elisa ha trovato nell’essere  qualcuno che la vede per quello che realmente è senza fermarsi alla prima impressione.

“ Io cosa sono? Muovo la bocca come lui, non emetto alcun suono, come lui. Cosa sono dimmi? Tutto ciò che sono, ciò che sono sempre stata, mi ha portato qui da lui. Quando mi guarda, il modo in cui mi guarda. Lui non sa che cosa mi manca o quanto io sia incompleta, lui mi vede per quello che sono, come sono. Lui è felice di vedermi ogni giorno, ogni volta, e ora io posso salvarlo oppure no.”


E così Elisa si prende l’incarico di salvarlo e liberarlo e, assieme all’aiuto di Zelda e del dottor Hoffstetler, spia russa infiltrata, riescono a trasferirlo dai laboratori a casa della donna dove viene preparata per lui la vasca da bagno. Ma il rapporto tra Elisa e la creatura è destinato ad evolversi e, con il passare del tempo, l’affetto si trasforma in amore e l’amore porta con sé il desiderio che timido si fa strada nel corpo di Elisa.
Strickland dà la caccia ad Hoffstetler, risale a Zelda e ad Elisa ed è deciso ad uccidere la creatura. Ma, anche se arriva ad un passo da realizzare il suo obiettivo non riesce a spezzare la magia dell’amore che riesce a curare anche la più profonda ferita.

“La forma dell’acqua” nuovo film di Guillermo del Toro candidato a numerosi premi oscar premia l’amore non convenzionale ideando una storia che a tratti ricorda le fiabe classiche per le atmosfere  e le situazioni che si creano e questo anche grazie alla colonna sonara molto sui toni fiabeschi. Potremmo pensarla come una sorta di Bella e la Bestia versione 2.0 e più approfondita. I personaggi sono ben costruiti, ottima l’interpretazione dell’attrice  Sally Hawkins nei panni della muta protagonista che ha saputo dare forma al silenzio per esprimersi.
 Film molto piacevole, consigliato!
VOTO: 8,5











giovedì 4 gennaio 2018

365 ragioni perchè...



Ci sono infiniti modi per essere felici, alcuni dei quali sono nascosti nelle cose più banali e scontate che facciamo senza nemmeno rendercene conto, eppure, spesso, ci ostiniamo a credere che la nostra vita sia solo un insieme di catastrofi e "brutture".  Probabilmente sono io che mi reputo una LifeLover e vedo il bello anche dove non c'è, ma sono convinta che ognuno può trovare i suoi motivi per far splendere un po' di luce.
Ecco i motivi che hanno fatto del 2017 un bell'anno da scoprire:
  • I primi 10 sono un po' le basi, ciò che ogni uomo, donna e bambino dovrebbe avere per vivere. Serenità, Tranquillità, Pace, Sicurezza, Gioia, Allegria, Amore, Sostegno, Opportunità, Stimoli.
Poi ci sono le cose più personali, quello che è stato speciale per me:
  • Il mare e la spiaggia perchè mi hanno aiutato a rilassarmi.
  • L'estate perchè mi ha fatto sentire libera e mi ha dato molto più tempo per fare ciò che volevo e con l'estate metto anche Celle Ligure, il mio posto felice. L'inverno perchè mi piace il calore che da'.
  • La musica, il suonare la chitarra in compagnia, il cantare a squarciagola in riva al mare.
  • I tramonti e le albe visti in diversi momenti dell'anno.
  • Gli scherzi, i giochi, le prese in giro con affetto, le risate.
  • La mia famiglia, perchè mi hanno dato tante occasioni per poter migliorare e so di poter contare tanto su di loro quanto loro su di me. Mio fratello perchè litighiamo sempre e a volte non ci sopportiamo, ma ci vogliamo bene.
  • La salute perchè è fondamentale.
  • I libri da leggere, le librerie per il profumo che hanno, le biblioteche.
  • L'amicizia, perchè è ciò di più vero che esista al mondo, ti fa rialzare, ti da forza, ti fa stare bene, di conseguenza metto anche le mie amiche e i miei amici, quelli più cari che ci sono sempre. Le litigate perchè non ci si capisce, il sostegno che non si smetterà di dare mai.
  • il camper, perchè senza di lui non avrei potuto viaggiare così tanto come ho fatto. Con il camper i viaggi, i compagni di viaggio, le avventure.Il rafting, le gite, le camminate, la montagna, i prati.L'aria fresca, il cielo da guardare sdraiati, le stelle da contare sull'erba, la notte che mastica le idee migliori e me le presenta nel sonno.
  • I sogni, perchè non smetterò mai di credere nel mio finchè non sarà realizzato e perchè ognuno deve avere un sogno da voler avverare.
  • La scuola, i professori e tutti i maestri che mi hanno, stanno e daranno qualcosa da aggiungere al mio bagaglio.
  • Gli ostacoli e i fallimenti che ti fermano e fanno chiedere cosa si stia continuando a sbagliare. I momenti meno belli perchè ti aiutano a trovare la forza nascosta.
  • La fede perchè forse va un po' rispolverata dal cassetto. Il mio gruppo perchè non sa quanto mi ha aiutato, Agostino perchè un capitano degno di questo nome non lo trovi facilmente. Dio, perchè non l'avrei mai detto e invece..
  • I miei nonni, perchè ho la fortuna di averli ancora accanto.
  • I miei cugini perchè in un certo senso li ho riscoperti strada facendo.
  • I miei braccialetti perchè sono collegati alla mia vita.
  • Il silenzio, le stazioni, i treni e i bus perchè mi fanno guardare intorno.
  • Gli occhi e la testa perchè sono ciò che ho di meglio per apprezzare il mondo e capirlo.
  • Gli abbracci, i baci, le coccole e i sospiri, le coperte. Gli sguardi pieni di amore. Chi mi ama e tutti quelli che mi vogliono bene.
  • Il mio telefono, il computer, le cuffie e la macchina fotografica, youtube perchè mi ha fatto scoprire cose interessantissime.
  • La mia casa perchè mi piace starci, il mio letto perchè mi piace dormire, i cuscini perchè c'è bisogno di morbidezza nella vita..
  • Le corse, i salti, i tuffi.
  • Le feste fino a tardi, il divertimento, le serate a casa a vedere un film, i popcorn, la pizza e il cibo in generale. Le uscite, le strette di mano, i saluti. Le confessioni. I momenti imbarazzanti. Le cose nuove, le prime volte. Le notti con le amiche.
  • Gli incontri che non ci si aspetta di fare e che si rivelano i migliori. Gli addii a qualcuno cui si è voluto bene.
  • I giochi di società alle quattro di notte. Le sveglie che non suonano. I ritardi al mattino. il capodanno, i fuochi d'artificio.
  • Altri 11 sono le persone migliori che ho accanto, quelle in cui ho fiducia, quelle che amo e stimo.
  • La danza, perchè ho scoperto un'energia nascosta, mi fa divertire e stare bene. Da quando ho iniziato a ballare apprezzo molto di più il mio corpo, è diventato un impegno e una passione. E tutto questo porta a molte soddisfazioni. E voglio aggiungere 4 persone che mi fanno venire voglia di ballare.
  • Il blog, lo scrivere, le storie.
  • Ho iniziato a fare piccoli lavoretti che mi hanno permesso di avere un minimo di guadagno mio che ovviamente aiuta. Sicuramente ho avuto anche tanta fortuna.
  • La pioggia, perchè adoro il ritmo battente sul vetro. Gli odori della vita delle strade che fanno capire di essere protagonisti della realtà che si vive. I vestiti colorati che rendono riconoscibili nella folla.
  • Genova, perchè la si può criticare in tutto e per tutto, ma bisogna anche trovarne la bellezza.
  • Ultimo ma forse più importante, ho avuto tanto tempo che ha reso possibile godere appieno di questo anno in ogni suo giorno, ogni sua ora.

Ti fa stare bene- Caparezza





domenica 31 dicembre 2017

Happy New Year

Grazie anno passato per tutto quello che sei stato, ció che di bello mi hai dato e anche per quello che non avrei voluto vivere.
Sei stato un anno di cambiamenti, sono cresciuta tanto e ho imparato cosí tanto cose nuove. Mi hai fatto ballare, ridere, giocare, scherzare, amare e incontrare persone speciali . Mi hai fatto capire cosa voglio diventare, chi voglio che sia al mio fianco.
Mi hai dato tempo e te ne ho restituito.
Caro anno passato, sei stato ricco di passioni, di emozioni forti, di belle parole, bei sorrisi, baci.
Ho conosciuto persone fantastiche, visitato paesaggi mozzafiato, festeggiato a lungo.

Grazie per tutto e, ora che passi il testimone a tuo figlio piú giovane, non posso fare altro che salutarti con il sorriso.

domenica 22 ottobre 2017

IT - film 2017(recensione)

Di che cosa hai paura? Del buio di una cantina? Di una porta che scricchiola? Del vento che fruscia tra le foglie di una casa abbandonata? Di rimanere solo e impotente? Di un clown?

O forse hai soltanto paura della paura stessa?
Ne senti l’odore, ne ascolti la voce, ne tocchi la forma, distingui la sua persona. It.

Derry è  una cittadina americana, la gente vive tranquilla, lo scalo ferroviario ogni tanto sbuffa ancora, i bulli picchiano i ragazzi più piccoli e sfigati e questi ultimi sono riuniti in un gruppo chiamato “I perdenti”. Ma tutto si può dire di Derry fuorchè che sia normale, perchè quello che la maggior parte dei suoi abitanti non sa è che qualcosa vive sotto i loro piedi, qualcosa che attraversa le strade indisurbato e invisibile, qualcosa che spia ognuno di loro e che si nutre delle loro stesse carni. Qualcosa che si sveglia solo ogni ventisette anni per poi tornare a dormire, qualcosa che, con astuta e fredda malvagità, fa sparire bambini e ragazzi per poi ucciderli.
Georgie Dembrough ha sei anni quando viene risucchiato dal tombino dove era caduta la barchetta di carta regalatagli dal fratello Bill e lo fa dopo aver visto gli scintillanti occhi di Pennywise, il clown ballerino, sorridergli e offrirgli un palloncino. Come lui altri cinque, dieci, cento bambini. Spariti e mai più ritrovati. Pochi riescono a sopravvivere e It si mostra con diverse maschere agli occhi dei bambini: Bill Dembrough vede il mostro come il fantasma di Georgie, Ben Hanscom lo vede come un clown così come Richie Tozier e Stan Uris, per Eddie Kaspbrak è un lebbroso, Mike Hanlon osserva It sgranocchiare un braccio, per Beverly Marsh è suo padre. Tutti però ricordano i palloncini.

I Perdenti sembrano essere gli unici disposti a seguire, trovare e sconfiggere It per evitare ulteriori vittime e così, individuato un piano d’attacco  si avventurano attraverso il sistema fognario di Derry arrivando al covo segreto dello spietato mutaforma dove si scontrano in un faccia a faccia con le loro paure e, nonostante It li voglia separare, portandoli a scontrarsi tra di loro, scoprono che l’unica arma per indebolirlo è smettere di avere paura di lui perchè la paura non si può eliminare del tutto ma si può imparare a non averne timore.
Questo primo capitolo si conclude con la promessa e il patto di sangue tra i ragazzi che giurano che, qualora It ritornasse, loro torneranno insieme a lui.


Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti




It di Andy Muschietti, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, è il primo vero e proprio adattamento cinematografico dell’opera e debutta nelle sale di tutto il mondo esattamente a ventisette anni dall’uscita della miniserie datata 1990 ed è sicuramente uno dei film più attesi di quest’autunno complice anche la grandissima pubblicità che gli è stata fatta. Personalmente non lo definrei un horror convenzionale ma sicuramente crea una grande tensione e affronta a tu per tu il tema della paura, ricco di colpi di scena e jump scares  rimane fedele al libro. Bill Skarsgård nei panni del diabolico clown risulta molto convincente grazie anche al bellissimo trucco.
Film piacevole da rivedere prossimamente.
Voto: 8,5


venerdì 29 settembre 2017

THE GARAGE 2.0💎

Chiedetelo a noi che su quel palco ci abbiamo ballato, chiedetelo ai sacrifici e all'impegno che ci abbiamo messo, chiedetelo alle ore in palestra davanti allo specchio a provare e riprovare per poter dare il meglio , chiedetela a noi l'emozione di conoscere persone molto più brave di te per poter migliorare sempre di piú, la voglia di urlare a squarciagola per poi tornare a casa senza voce ma felici, l'entusiasmo di fare il tifo anche se non si vincerà.

Chiedetecelo cosa si prova.
Chiedetecelo e poi seguiteci.

Allacciate le scarpe, riempite le bottiglie, sparate la musica al massimo e divertitevi, che siate timidi audaci bravi o meno non importa piú di tanto, siete ballerini e questo conta.
Stage, show, contest, giudici, battle e tutto il resto verranno da sé conditi in atmosfera e musica hiphop per una giornata che difficilmente dimenticherete, perchè l' hiphop non viene solo da lontano, perchè anche Genova può essere hip hop.
Allora correte a chiamare gli amici, spargete la voce, fate casino.Quindi prendete una penna e segnate sul calendario il 5 MAGGIO, ripassatelo, cerchiatelo e imprimetelo per non scordarlo, perché noi c'eravamo e ci saremo ma THE GARAGE non é solo quello che é stato, é quello che sarà.

Stay tuned...

 💎💎💎





martedì 8 agosto 2017

V. A. I. P. S. (Viaggiatori anonimi inciampati per strada)

V. A. I. P. S. (Viaggiatori anonimi inciampati per strada) torna con un nuovo episodio ed é lieta di annunciare:

     Il decalogo della giovane marmotta, o meglio, dieci pensieri per affrontare al meglio la           montagna.

"Nel mezzo del cammin di nostra gita
Mi ritrovai con la borraccia vuota
Che l'acqua fresca nostra era finita
Ah miserere me che dura vita
Salir per il sentier l'aspra salita
Sotto il cocente sol di questa estate"

Quando sei in montagna, per i boschi o su un sentiero roccioso ti vengono in mente moltissime cose a cui prima non avresti dato peso, cose anche senza un vero e proprio senso. Considerazioni di un viaggiatore inciampato per strada. Diciamo un metodo di breve sopravvivenza, ricco di ironia, utile per resistere sotto il peso dell'enorme zaino che portiamo sulle spalle per arrivare più sereni e "aggiustati" alla meta.

1. Il mare è bello, ma la montagna non è da meno.
Bisogna scoprirla e imparare a conoscerla, a volte è più faticoso stringere amicizia perchè ha un carattere scivoloso, un po' roccioso, si direbbe quasi che sia un cuore di pietra, ma sotto sotto va bene così.
Il mare è salato, la montagna è erbosa. De gustibus.

2. Quel sasso così enorme potrebbe cadermi in testa da un momento allt'altro e schiacciarmi come una formichina, potrebbe come no.
Non siamo così prevenuti, le possibilità ci sono e si deve stare attenti, ma comunque, non siamo di certo delle calamite che attirano la "sfiga del momento". Godiamocela.

3. Perchè lo zaino che porto io è più grande di quello di mio fratello.
La risposta? Lui è più furbo e ottimizza lo spazio mentre tu finisci come sei finito. Ma, no problem, alla fine la differenza non si sente così tanto se la roba dentro è la stessa.

4. Finalmente una "gita con i panini".
Perchè, diciamolo, una gita senza i panini, senza quell'odore di formaggio e speck che si espande ogni volta si apre lo zaino, non ha lo stesso gusto di una gita senza pranzo al sacco. Sarà proprio questo importantissimo e irrinunciabile rito a renderla così speciale?

5. All'ombra ho freddo, al sole caldo, ho messo e tolto più volte il pile io che gli attori i costumi al cinema.
Pazienza, si sa. Ogni volta che si va in montagna è sempre la stessa storia: il mugugno iniziale di disapprovazione, la rabbia che fa riscaldare il corpo per quella frazione di secondo che precede l'arrivo in quota e quindi il gelo. Non ci vuole niente a togliere, il problema è se noi "testoni" non abbiamo portato da mettere.

6. Canta e cammina.
Cantare alleggerisce il viaggio, distende i muscoli e infatti ci sembra di andare veloci come il vento quando in realtà sembriamo una nonna con il girello, ma credere fa bene allo spirito.
Cantare aiuta a concentrarsi. Non urlare o fare versi, ma canticchiare una canzonetta allegra o che ci piace può aiutarci se siamo un po' in difficoltà.

7. Com'è che questi hanno tre anni e vanno più veloci di me.
Se ne faranno una ragione e se sono dietro di me aspetteranno. Ognuno deve rispettare i tempi degli altri, se c'è la possibilità di superare in sicurezza e non si riesce a contenere la voglia di passare avanti lo si può fare, altrimenti si proverà un po' l'ebrezza di stare in coda. Meglio lumache che lepri.

8. Ma quello è il rifugio! Lo vedo.
Può capitare che sia un miraggio, lo vediamo in lontananza e speriamo con tutto il cuore che sia lui, ma, nella maggior parte dei casi, se vediamo un tetto fumante e sentiamo il vociare allegro delle persone, è proprio lui.
La meta tanto ambita e tanto sudata è davanti ai nostri occhi. Che bella sensazione.

9. C'è silenzio quassù.
Infatti l'unico rumore forte che si sente è quello del sottobosco, della ghiaietta, del sentiero che, povero, viene calpestato da centinaia di scarponi e bacchette. Diciamo che non è il silenzio degli eremiti, è un silenzio vissuto, silenzio di avventura.

10. Che male ai piedi.
Punto cruciale e ultima tappa che segna definitivamente la discesa anche se può esserci anche in salita. Il male ai piedi è ciò che accompagnerà spesso il viaggiatore inciampato per strada, sembra quasi che siano proprio le scarpe che, per vendicarsi del sudore e delle strade tortuose, facciano trasformare quelle che fino un attimo prima erano scarponi  comodi in un attrezzo infernale. La vita è dura per tutti, scarpe comprese.

La fatica aiuta a crescere

giovedì 3 agosto 2017

La pioggia prima che cada - Jonathan Coe (recensione)

Ognuno di noi ha il suo tipo di temporale preferito, per Thea quello migliore era rappresentato dalla pioggia poco prima che cadesse, catturava l'essenza stessa della tempesta vista con i suoi occhi curiosi e innocenti di bambina che non sa che, nella vita reale, a volte si finisce allagati.
La pioggia prima che cada è un qualcosa di impossibile ma, allo stesso tempo, reale e inevitabile e così ci viene presentata anche Imogen, figlia di Thea, scelta inspiegabilmente da zia Rosamond, come destinataria delle quattro cassette che la donna ha deciso di incidere prima di morire nelle quali racconta la sua storia e quella di Imogen stessa, o meglio, quella che l'ha portata alla parentela con lei e che, quasi certamente, le è sconosciuta essendo stata adottata quando era piccola.
Purtroppo non arriveranno mai al destinatario e il compito di ascoltarle con cura viene preso da Gill, nipote di Rosamond, che assieme alle sue figlie ripercorre parte delle radici della sua famiglia.
Una storia raccontata attraverso venti fotografie, venti ricordi di vita passata descritte da zia Rosamond come meglio possibile alla "piccola Imogen" che scopriamo essere rimasta cieca durante un incidente. Venti immagini che ritraggono i momenti più belli della vita di Rosamond, quelli più felici, quelli che precedono la pioggia prima che cada.

Un'amicizia stretta nell'oscurità di una roulotte abbandonata ai confini della tenuta di Warden Farm, fatta di un tacito accordo di fiducia reciproca e un patto di sangue che inevitabilmente si andrà spezzando nell'età adulta.

Tante scelte sbagliate che minano il percorso di alcuni personaggi.

E un grande amore, finito sulle sponde di un lago. Il più grande amore di Rosamond, Rebecca, che risulta difficile da dimenticare nonostante la vita sia andata avanti ed entrambe ne abbiano una nuova.
Tutto descritto dalla voce roca e stanca di Rosamond che sa che non le resta più molto tempo e ha bisogno di avere la certezza che le cassette arrivino ad Imogen insieme al suo terzo di eredità.

Un libro ricco di emozioni contrastanti, si potrebbe pensare che sia quasi banale, ma riesce a stupire il lettore, un libro pieno di vita normale, vita fatta di sorrisi e lacrime.
Un libro triste e inaspettatamente romantico nella semplicità del racconto delle relazioni di Rosamond che sono presentate in modo velato, delicato, quasi tenero ma non nascoste anzi apertamente portate avanti con orgoglio come giusto che sia.
Jonathan Coe riesce a descrivere perfettamente i paesaggi dell' Inghilterra, dipingendoli come un pittore, allo stesso modo è in grado di costruire i vari personaggi, modellandoli e rendendoli tridimensionali nei loro caratteri e nelle loro debolezze.
Una storia che si divora in un attimo e riesce a commuovere dove non ci si aspetta.



lunedì 26 giugno 2017

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La notte buia avvolge la mia stanza con il suo profumo di oblio,
e tutto tace sotto al pesante mantello nero.
Vorrei dormire ma non riesco.
Piango lacrime amare,
non di rabbia ma di tristezza,
mi rigano il viso e,
senza che io me ne accorga, si fondono al mio respiro per diventare nutrimento dei miei sogni.
Sono stanca ma non riesco ad addormentarmi,
vorrei avere il coraggio di dirti quello che non ho mai detto e mi invade un sentimento strano.
Amarezza.
Vorrei che ora tu fossi qui
e vorrei stringerti forte e dirti che
quando zoppicherò ancora sulla mia strada,
avrò bisogno ancora del tuo bastone a sorreggermi.





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