mercoledì 27 gennaio 2016

Stuck

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho dormito?Ho così sonno che mi addormenterei qui , tra la terra smossa dai più grandi che zappano tutto il giorno in qualsiasi condizione, lo farei ma vorrebbe dire addormentarmi per sempre prima del dovuto e tra dormire e vivere c’è una bella differenza anche qui.
Per ora preferisco vivere.
Voglio vedere la mia mamma, mi manca, ho bisogno di lei e voglio anche il mio papà.Ogni tanto mi saluta ancora quando attraversa la zona comune, è così cambiato dall’ultima volta, non ha più i suoi bei capelli castani, è pelato, come me, come mamma, come tutti quanti quelli che stanno qui, è anche dimagrito ma d’altro canto lo siamo tutti costretti ad ingoiare aria e polvere sotto il sole o la neve per una misera cucchiaiata di acqua sporca che puzza di marcio e non sa di niente.
Mi manca il cibo vero, quello dei pranzi domenicali, delle feste o delle domeniche pomeriggio passate al parco quando tutto era così felice, tutto era così normale e sereno.
Quanto mi mancano quei giorni e quanto mi fa male ricordarli.
Voglio tornare a casa mia, nella mia stanza, con i miei giochi e Leonard, la mia scimmia di peluche sul cuscino del letto pronta a rallegrarmi la giornata, qui è tutto così grigio.
Il cielo, l’asfalto, le divise, le mie mani, i miei occhi.
Siamo animali sofferenti che si trascinano giorno dopo giorno per una strada che è già segnata per tutti, siamo soli in questo posto sperduto e isolato dove la gente non vede, non sente e non parla.
Nessuno qua parla più, a volte capita che qualche ragazzo più grande racconti di vecchi romanzi russi che gli sono stati assegnati alle superiori, non abbiamo molto tempo per parlare.
Qui al Campo è tutto uguale: ti buttano giù dal letto quando gli gira, ma questo non cambia molto le cose visto che non si riesce a chiudere occhio tanta gente c’è nelle brande delle baracche, ti picchiano se non stai attento o non sei abbastanza veloce e non si risparmiano se sei un bambino, non gli importa chi sei, per loro sei uno dei tanti, sei uno stuck, un pezzo, un numero e ti massacrano così come sei.
Non fa la differenza, conta solo stare buoni e aspettare il proprio momento.
Io non ce la faccio a restare al mio posto mentre a due passi da me uccidono qualcuno, una volta è successo e per poco non ci ho lasciato le penne ma sembro essere simpatico ad uno dei comandanti che mi ha rispedito in baracca con il labbro spaccato, un occhio gonfio e nero e un taglio profondo sopra il sopracciglio.
Ero ferito ma ero vivo e mi bastava questo.
Non so quanto tempo passerà ancora, forse ore, giorni, mesi, anni.
Non voglio più stare qui, voglio riavere indietro la mia famiglia, voglio la mia casa.
Non voglio più essere ebreo.
Non lo voglio da quando ci hanno trasferito nel ghetto, ci hanno rubato tutto: soldi, casa, gioielli e la dignità.
Non voglio neanche essere un tedesco, io gli sputerei in faccia a quelli, li prenderei a calci e gliela farei vedere io, ma sono solo un bambino, non posso farci niente.
Ogni tanto si sentono i tedeschi parlare, sono così strani, urlano e fanno versi e sputano ad ogni parola e sono vestiti di odio e  di rabbia.
Perchè ci odiano così tanto?
L’ho chiesto molte volte a papà ma lui ha sempre abbassato la testa e indicato il suo braccio dove era cucita quella maledetta stella.
Eravamo inferiori per loro e per talmente tante persone che arrivavamo a crederlo anche noi.
Ci piegavamo al nemico.
Avevamo paura.
Io ne ho ancora tanta.
I tedeschi parlano poco della guerra vera, quella fuori di qua, perchè anche questa è guerra, dopotutto ci uccidono uno alla volta come su un fronte.
Hanno paura degli alleati, i tedeschi dicono che siano troppo vicini e potrebbero scoprirli e liberarci.
Da quando ho sentito quelle parole ogni sera ci spero un po’ di più, inizio quasi a crederci.
Voglio andarmene e lasciarmi questo carcere alle spalle, prendere una nuova strada e diventare una persona migliore di quello che sono questi qua.
Ho tanto sonno, sento le gambe cedermi a poco a poco e il mio corpo esile scivolare sempre più verso terra, non deve succedere, non può succedere così.
Non posso morire.
Non voglio morire.
Non voglio.
Non sarò altra cenere nel vento.
Tengo gli occhi aperti a stento, vedo il mio vicino che mi sorregge, ho fame, ho freddo, ho bisogno di abbracciare i miei genitori un’ ultima volta.
Non posso andarmene così, nel buio, nel silenzio, nell’oblio e nella solitudine.
Non posso andarmene sotto questo cielo grigio, con questo odore di terra, aria e sangue.
Non posso, ma è destino.
Chiudo gli occhi e mi abandono, non voglio sentire dolore, sono solo un bambino, chi vorrebbe sentire dolore.Penso alla mia piccola vita, alla fatica, all’ingiustizia e spero che anche dal cielo possa riuscire a fare la differenza.
Sono pesante e leggero.
Sentò delle urla fuori, nel cortile, passi affrettati e diverse lingue, distrattamente vedo il gioco di luci ed ombre, ma io sono steso lì, a terra, da solo.
Stringo forte gli occhi e sento il tocco di una mano sulla mia guancia.
Mi aspetto degli schiaffi, magari pensano sia uno di quelli che finge di essere morto per salvarsi, e invece no.
La mano è calda e morbida, gentile e delicata.
Mi accarezza a lungo come ad infondermi un po’ di coraggio.
Schiudo gli occhi e respiro debolmente.
La vedo, è mia madre ma non ci sono soldati intorno a lei.
Non sono tedeschi ma altri.
Festeggiano, esultano e non capisco cosa ci sia di così importante per cui valga la pena correre e saltare e ridere e cantare in russo.
Russo?
Ecco perchè cantano e sono felici.
Russi.
Sorrido a mia madre e lei mi sussurra all’orecchio “Libertà” e “Siamo liberi” e ancora una volta “E’ finita.E’ tutto finito”.
Per un attimo non ci credo ma poi le stringo la mano.
Ho così sonno ma non riesco a fare altro che rimanere sveglio.



martedì 19 gennaio 2016

Recensione film Piccolo Principe

L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI

Il Piccolo Principe affascina da decenni grandi e piccini per la sua storia speciale, semplice, diretta, una storia che agli occhi di molti può sembrare banale ma che, se si guarda con il cuore, ha tutto un altro sapore.
Alcuni l’avranno letta magari per compito durante la scuola, altri per il piacere di scoprire una nuova avventura, altri ancora seguendo i pareri della massa che lo reputa ormai come best seller della letteratura moderna.
Il successo del Piccolo Principe, di Antoin de Saint-Exupery, probabilmente è dovuto proprio al grande coinvolgimento di più fasce di età nella sua storia, basti pensare che è stato definito da lui un libro per bambini indirizzato agli adulti, perchè nel suo racconto emerge un lato del mondo dei “grandi” che molti vogliono ignorare e nascondere.
Sono proprio gli adulti i protagonisti sottintesi della vicenda, quegli adulti che, come dice il Piccolo Principe, “sono esseri proprio bizzarri ”, così concentrati sul proprio lavoro, sui beni materiali, gli averi e disattenti allo stesso tempo sulle cose importanti come l’amore, l’amicizia, la famiglia.
Inizia così, nella trasposizione cinematografica di Mark Osborne, la storia di Piccola Ragazza che è la protagonista femminile ed è una bambina delle elementari figlia di un padre assente e di una madre in carriera che le organizza la vita secondo un’enorme tabella divisa secondo date, orari e attività da rispettare ed aspira a vederla entrare in una prestigiosa scuola della città.
Le due vivono in una casa uguale alle altre in un quartiere altrettanto uguale e grigio.Tutto è ordinario, ordinato e monotono.
Tutto tranne l’Aviatore che abita nella bizzarra casa di fianco alla loro che, a differenza delle altre, oltre ad essere più imponente è anche colorata e rispecchia il carattere del suo proprietario.
L’Aviatore è un simpatico vecchietto che tenta in tutti i modi di riaggiustare il suo areoplano caduto tanti anni prima nel Sahara.
Dopo un primo incontro tra i due in circostanze alquanto spiacevoli fa “veramente” la conoscenza di Piccola Ragazza curiosa di staccarsi dalla sua vita programmata e scoprire pian piano la storia di quel misterioso Piccolo Principe.
Tra i due nasce una profonda amicizia che presto si trasforma in un rapporto quasi familiare, si può dire infatti che la bimba veda nel vecchietto l’amore, la fantasia, la spontaneità che spesso non viene capita e la voglia di amicizia e coinvolgimento che vorrebbe vedere in sua madre.
Ad ogni loro nuovo incontro un nuovo tassello della storia viene incastrato al precedente.
Piccola Ragazza incontra così la volpe che diventerà la sua consiliera sotto forma di peluche, vede l’Ubriacone vanitoso, il Re desideroso di potere, il Mercante di stelle così avaro e incontentabile che nel corso della narrazione incontra nuovamente su un altro asteroide, quello degli adulti, sul quale arriva durante il suo viaggio alla ricerca del Piccolo Principe a seguito del ricovero in ospedale dell’Aviatore.
L’asteroide degli adulti si rivela un immenso ammasso di uffici neri e grigi dove nessun bambino può mettere piede perchè costretto a crescere con la forza.
Piccola Ragazza riesce a trovare il Piccolo Principe che nel frattempo è diventato grande e sembra aver dimenticato tutto ciò che era stato, ora lavora come spazzacamino al servizio del potente Mercante di stelle che ha rubato tutti gli astri dal cielo e li tiene nascosti in un’enorme campana di vetro.
La bambina aiutata dal Principe, che è riuscito a  ricordare,  libera le stelle scatenando lo stupore degli adulti che non le avevano mai viste, accompagna il ragazzo sul suo asteroide il B-612 dove sono cresciuti a dismisura i baobab e la sua rosa è lentamente appassita tanto da trasformarsi in polvere e fondersi nel tramonto.
Il Principe è triste di non essere riuscito a proteggerla e amarla come lei amava lui ma ad un certo punto chiude gli occhi e ricorda le parole della volpe: anche se la sua rosa era appassita, l’avrebbe vista sempre nel tramonto e sarebe vissuta con lui nel suo cuore.
Anche Piccola Ragazza ricorda le parole dette dall’Aviatore e si accorge che, anche se lui un giorno dovrà lasciarla perchè anziano, sarebbe sempre vissuto con lei e lei avrebbe sempre sentito la sua risata guardando le stelle.
Così, mano nella mano di Piccola Ragazza, il Piccolo Principe ritorna bambino e si prepara a salutare la sua nuova amica pregandola di ricordare all’Aviatore il suo nome.
La bimba ritorna a casa e, prima di entrare nella nuova scuola, va a trovare l’Aviatore all’ospedale portandogli in dono la versione rilegata da lei dei disegni del Piccolo Principe che lui le aveva donato.
Solo in quel momento la madre si accorge del rapporto speciale tra i due e non riesce a fare altro che ringraziare l’anziano.
Piccola Ragazza sa che non lo dimenticherà mai come non dimenticherà mai di essere stata la bambina che è stata.

E’ il tempo che hai perduto per la tua rosa a fare della tua rosa una cosa così importante.

Animazione e grafica fatti molto bene sia per la parte disegnata semplice della “vita di tutti i giorni” sia per quella della storia del Piccolo Principe in carta pesta.
Dialoghi abbastanza fedeli al libro ma nel compenso una buona rinterpretazione in chiave moderna molto attuale anche se attinente al romanzo.
Voto: 8






giovedì 31 dicembre 2015

HAPPY NEW YEAR!!

Caro 2016 o duemilasedici se preferisci,
mancano solo poche ore e prenderai il mio posto e, devo essere sincero, sono felice di aver portato a termine il mio duro mestiere per ben 365 giorni.
Prima di farti passare però devo darti alcuni buoni consigli, anche se di sicuro sarai ben istruito come tutti noi anni passati.
Devo avvertirti: alcuni saranno buoni ed altri cattivi.
Per il momento la gente ti sta adorando criticando invece quello che sono stato io.
Non lasciarti ingannare, è solo l’entusiamo che accompagna la tua attesa.
Ti festeggeranno per tutta la sera e poi anche la notte con concerti, eventi ed enormi abbuffate con i parenti.
Per alcuni quest’ultime segneranno il definitivo crollo dell’autostima con conseguente distruzione della bilancia che esalerà il suo ultimo sospiro alla fine di tutto ma tu non c’entri e nemmeno io.
Non ho certo finito: inizieranno a dedicarti frasi assurde e, come ben avrai potuto vedere, gran parte dei mortali inizierà a pubblicare aforismi banali e per nulla originali su ogni portale a loro permesso in modo da raggiungere più gente possibile.
Sì, caro 2016, dovrai abituarti a tutto questo.
Devi sapere che il tuo momento di gloria sarà proprio stanotte e si concluderà molto presto, all’incirca domani mattina quando sarai diventato il Nuovo Anno senza tanti effetti.
Brinderanno ancora per te, certo, ma nel corso del tuo incarico comincerai a perdere colpi.
Io invece resterò nei ricordi, nel retro delle fotografie, sui timbri dei documenti, sulle date delle verifiche scolastiche e diventerò sempre più sbiadito sui biglietti dell’autobus e sugli scontrini dimenticati nel fondo del portafoglio.
Perdonami se ancora per qualche tempo uno studente distratto scriverà il mio nome al posto del tuo, saranno frequenti.
Sai, queste ultime ore sono quelle più malinconiche, infatti ripercorro tutte le tappe di quello che sono stato, i giorni felici e quelli tristi, i successi e i fallimenti.
Io non sono altro che questo e anche tu non sarai poi così diverso.
Infondo noi siamo solo passeggeri, abbiamo una piccola durata rispetto alla vita della natura intera, rispetto ai poveri uomini.
Caro ragazzo, vedrai cose bellissime, paesaggi mozzafiato e conoscerai tante persone speciali, generose e riconoscenti che ti vivranno al meglio ma attento perchè vedrai anche il male e la povertà e la sofferenza e ne farai parte anche tu in un qualche modo, vedrai persone mancare ed altre piangere i corpi di vittime innocenti, ti passeranno davanti mortali avari o avidi, irrispettosi e iracondi che ti calpesteranno o abuseranno dei tuoi minuti.
Lo so, non sarà facile superarli ma è tuo compito.
Cosa ancora più importante, non permettere mai a nessuno di dimenticare gli anni passati.
Solo così farai il meglio per il mondo.
Il tuo tempo sarà più lungo del mio di un giorno perchè, come tu sai, sei Bisestile, rendi quel giorno speciale come gli altri.
Assicurati che le ore, i giorni, i mesi non corrano troppo in fretta ma nemmeno troppo lentamente da non poter essere assaporati al meglio.
Da stasera sei padrone del tempo, delle stagioni e di tutti gli elementi.
Dosali bene e mantieni il giusto equilibrio.
So che sarai bravissimo e darai il meglio di te.
Duemilasedici vedrai la neve, la pioggia, il sole e i fiori che sbocceranno in Primavera colorando i prati, gli alberi e i vasi sui poggioli delle case.
Alcuni ti ringrazieranno per ciò che darai altri si lamenteranno che non fai abbastanza per loro, tu ascoltali ma non lasciarti cambiare dai giudizi degli altri.
So che ora sei piccolo e che diventerai un vero Anno degno di essere ricordato.
Ho poche raccomandazioni ancora.
Divertiti e fai divertire.
Consolati e consola.
Abbi fame di cultura, di giochi e di arte e restituisci ciò che hai imparato.
Non permettere a nessuno di fermare ciò che è giusto, di intimorire un innocente, di violare la sensibilità di un altro e non farlo a tua volta.
Lo so che non sarà facile ma se darai un contributo faciliterai il tutto.
Ama, amati e lascia amare.
Sogna e fa’ sognare.
Vivi e fa’ vivere.
Sii bianco e colorato, inodore e profumato e compi il primo passo per unire tutti i popoli.

Giovane 2016, soprattutto impegnati a dare il massimo e scoprirai che anche se ti insulteranno, ti screditeranno e si lamenteranno tu non avrai nulla, nessun motivo per essere colpevole e triste perchè dopotutto sei solo un anno, il resto è destino.

Ti saluto e ti guarderò dal cielo,
il vecchio soddisfatto 2015



venerdì 25 dicembre 2015



Un abbraccio per ogni dispiacere
Un  sorriso per ogni lacrima versata
Un sogno per ogni delusione
E una canzone che non so se servirà
Natale é tutto qua...


mercoledì 16 dicembre 2015

Caro amico ti scrivo...

Proviamo ad immaginare improvvisamente un universo parallelo dove non esista nessuna forma di nuova tecnologia: non i social media, non i social network, niente rete e niente internet...Ci viene difficile vero?
Non ci siamo abituati perché
si può dire che ci siamo nati dentro e non abbiamo mai vissuto senza.
Proviamo adesso a chiudere di nuovo gli occhi e cambiamo la scena: facciamo in modo che sì, questi esistano, ma che la stragrande maggioranza dei ragazzi non vi ci possa accedere per le decisioni prese dall’alto.
Da una parte sarebbe la svolta decisiva per dare una svegliata a questa nostra generazione digitale: finalmente la lingua mummificata di molti riprenderebbe lentamente il suo ruolo al di fuori dell’ambito delle interrogazioni scolastiche, si uscirebbe di più insieme ad altri esseri viventi in carne ed ossa e forse saremmo anche meno preoccupati di andare a vedere l’ultimo post del cantante famoso o quanti likes ha la nostra foto profilo.
La vita forse migliorerebbe ma non di molto.Non è dopotutto un aspetto così importante il social, almeno non per me che comunque uso Facebook e Instagram.
Internet è utile, velocizza tutte le nostre ricerche ed in un’ora, magari con una mail ci siamo prenotati le vacanze.
Lo so che non si è mai parlato di togliere internet a tutti, ma sono convinta che ci sia un po’ di malcontento da parte di molte persone che hanno visto sostituire le chiamate con i messaggi WhatsApp e hanno vissuto meglio di me la rivoluzione digitale.
Credo che ci sia una visione molto distorta del social network in sé che ormai viene appellato come il demonio della società che ci fa uscire pazzi e convertire ad una vita perennemente incollata ad un computer.
C’è chi fa delle vignette satiriche immaginando i ragazzi di oggi come cloni tutti uguali usciti da un computer e chi invece pensa già alla cerimonia nuziale con il proprio pc.
Non c’è niente di più sbagliato: il social se usato in modo opportuno è molto utile, puoi pubblicizzare eventi anche di spessore, velocizza i contatti e ti permette di seguire il gossip dei tuoi “amici” perché ammettiamolo piace un po’ a tutti curiosare e magari commentare con fare un po’ cattivello su una foto stupida di una nostra vera amica, quando il social degenera si arriva ad un altro punto.
La colpa in questo caso non è di Facebook, Internet o quant’altro, la colpa è nostra e parlo di nostro nel senso generale della parola che comprende cioè tutta la fascia di persone che utilizza la rete non solo i giovani.
Si sente parlare quasi sempre esclusivamente di ragazzini e giovanissimi schiavi di videogiochi e internet: la nostra generazione ormai viene appellata così, noi siamo la generazione 2.0, la generazione cellulare, la generazione social, i piccoli schiavi di internet e quanti altri se c’è da parlare di giovani viene sempre evidenziato per prima cosa l’attaccamento quasi ossessivo al cellulare.
E’ vero, molti sono ossessionati dal web ma molti altri non se ne interessano per nulla e comunque il mondo digitale non è da bocciare in toto.E’ come qualsiasi cosa un po’ va bene, dopo un certo limite è dannosa.
Tuttavia, non si parla quasi mai delle migliaia di adulti che invece abusano di internet: molto spesso dietro a certi profili che bullizzano o cercano di addescare “vittime” sui social non ci sono sedicenni iracondi o in preda agli ormoni ma adulti maturi ben lontani dall’essere dei ragazzini.
Perché del mondo degli adulti non si fanno mai le somme di quelli che trascorrono ore e ore su Facebook o altre piattaforme?
Si sorvola sempre perché alla gente non importa granché.
Spesso alla base di questa prevenzione assoluta verso l’universo social c’è una paura radicata di genitori che non sono abbastanza istruiti sull’argomento o non sono in grado di fornire adeguate informazioni sui rischi che i propri figli possono correre postando determinate foto o messaggiando con certi soggetti.
Dovrebbe essere compito dei genitori aprire le strade del web ai propri figli in un modo corretto: non li si aiuta lasciando la più completa libertà, a dodici anni, di visualizzare qualsiasi contenuto on line, così li si porta sulla strada sbagliata.
Si deve insegnare che il social esiste, il web esiste ed è un mondo che può attirare e intimorire dal quale bisogna saper distaccare la vita reale fatta di avvenimenti reali, persone reali, immagini reali ed emozioni reali.
Non serve a niente censurare l’iscrizione ad Instagram, Facebook o gli altri portali, in questo modo non argini il danno ma lo diffondi ancora di più perché, quelli che non avranno l’età minima richiesta non faranno altro che mentire sui propri dati accedendo senza problemi al loro profilo e non si riuscirà a controllare la veridicità dell’età.




mercoledì 2 dicembre 2015

Sul filo del rasoio

SUL FILO DEL RASOIO

Mi chiedo spesso se le persone si fermino a pensare qualche minuto al loro grande privilegio di essere libere: possiamo vivere una vita tranquilla, uscire con gli amici, ballare, studiare, crescere, lavorare, fare l’amore con la persona che amiamo tutto nella più completa libertà.
Spesso poi mi viene in mente cosa farei se questa libertà tutt’un tratto mi venisse tolta da qualcun altro per un motivo non fondato.
Probabilmente mi sentirei arrabbiata e penserei alla più iniqua delle ingiustizie.Non so se perdonerei in fretta colui che ha voluto questo.
La stessa cosa non pensa Joaquin Martinez, detto Jo, unico europeo riuscito a scampare al braccio della morte dopo più di cinque anni e due processi.
Joaquin è un uomo libero, un giovane lavoratore con moglie e figli, una buona famiglia alle spalle e un ottimo percorso di studi, uno dei tanti inseguitori del sogno americano.
Poi all’improvviso tutto cambia: un divorzio difficile e le accuse dell’ex moglie sempre insistenti (lo accusava di voler portare via le bambine dall’America in Spagna, sua patria).
Passano gli anni e Jo ha ricominciato una nuova vita con una nuova famiglia e una nuova compagna.
Tutto inizia il giorno dopo il compleanno della fidanzata, l’ex moglie chiama la polizia e dice loro di avere dei sospetti sull’ex marito a proposito di un duplice omicidio (dove è coinvolto il figlio narcotrafficante del capo della polizia), gli agenti organizzano un vero e proprio blitz con numerose pattuglie e  perfino gli elicotteri.
Lo conducono in commissariato e lo incastrano come colpevole.
Joaquin sa di essere innocente, è sorpreso e spaventato, si chiede che cosa ci faccia lui in mezzo a quei criminali, lui non è così.
Durante la detenzione i suoi compagni di cella muoiono giustiziati e lui sa che sarà a breve la sua sorte ma spera sempre che la sua innocenza venga appurata.Scrive ai suoi genitori che non hanno mai perso la fiducia in lui e gli credono ciecamente.
Conosce Frank, di cui diventerà grande amico, anche lui è condannato, sta dentro da diciassette anni e la sua famiglia, i suoi amici lo hanno come rinnegato.
Sono diciassette anni che non riceve lettere o visite.
Jo si commuove parlando di Frank, lui non ce l’ha fatta come i suoi companieros, è morto di cancro.E’ morto da innocente.
Il suo avvocato aveva chiesto un test del DNA per scagionare così suo cliente come suo ultimo desiderio.Negativo.
Frank non aveva fatto nulla eppure era rimasto chiuso in quella prigione che lo aveva fatto diventare matto.
Joaquin racconta la sua storia inserendo anche sfumature di ironia, ci ride quasi sopra ma ribadisce che quegli anni, ogni ora, ogni giorno erano un’agonia.
Jo ce l’ha fatta.E’ stato riconosciuto innocente e assolto nel 2001 e poco dopo si è trasferito nuovamente in Spagna dova ha ricominciato quella che lui definisce terza vita: la prima quando era un giovane promettente, la seconda nel braccio della morte e la terza dopo l’ultima sentenza.
Lui ha perdonato la sua ex moglie e anche il giovane che ha investito suo padre uccidendolo, sostiene che se non fosse stato in grado di perdonare sarebbe un uomo pieno d’odio e vendetta.
Lui che appoggiava la pena di morte, la capiva e l’approvava ci si è ritrovato dentro e ne è uscito.
Mentre parla spiega che avrebbe potuto pensare di volere la morte di quel diciassettenne che gli aveva portato via suo padre ma poi si blocca e afferma che se anche il ragazzo fosse morto non avrebbe colmato il dolore del suo cuore.
La pena di morte non allevia la sofferenza dei parenti, dei genitori e degli amici della vittima ma crea soltanto nuovo dolore per la morte dell’assassino che altro non è che un uomo che ha sbagliato.




domenica 29 novembre 2015

Quando la musica può salvare una vita


Qual’è la prima cosa che vi viene in mente se dico CANCRO?
Probabilmente malattia, ospedale, medicine e poi forse, tra le ultime opzioni, anche ricerca.
E se invece vi dico CONCERTO? 
Penserete a musica, divertimento, serata, amicizia, atmosfera e chissà quant’altro.
Perché allora non provare a creare un DIVERTIMENTO, un’ATMOSFERA, della MUSICA a sostegno della RICERCA contro il cancro?
L' AIRC (associazione italiana ricerca cancro) lavora in tutta Italia e finanzia i ricercatori affinché si riescano a trovare nuove cure sempre più vincenti.
Con la solidarietà si vuole sensibilizzare la gente sull'argomento offrendo loro in cambio musica o intrattenimento per tutte le età perché se si è capaci di creare qualcosa con il pubblico si coinvolgeranno sempre di più le persone.
Dalla fusione tra ricerca e musica nasce l’evento Choirs against cancer  che si è tenuto ieri sera a Genova, presso il Circolo dell'autorità portuale. 
Ad aprire le danze sono stati gli Spirituals&Folk, padroni di casa, che hanno diviso il palco( un tempo ciascuno) con i Voising chorus on the move, arrivati nel tardo pomeriggio direttamente da Bergamo.
I due gruppi oggettivamente sono molto diversi: gli Spirituals mantengono un filone più classico alternando brani gospel a pezzi tratti da musical come “Memory” da Cats e “Jesus Christ Superstar”.
Non sono mancati due grandi inni alla pace ad esempio “Imagine” per la quale è stata preparata una scenografia che è rimasta per tutto lo spettacolo.
Infine il tributo ai Queen con la loro “Bohemian Rhapsody” e per concludere una versione molto scenica e particolare di “The Lion sleeps tonight” con tanto di versi di animali e tempesta.
Con queste canzoni gli Spirituals hanno salutato il loro pubblico ricordando il motivo dell’evento ribadito poi nell’intervallo.
A seguire sono si sono esibiti gli ospiti.
I Voising hanno presentato un repertorio molto vario accompagnati da una band che ha suonato dal vivo tutti i pezzi.
Sono passati da “I will follow him” da Sister Act ai Green Day a canzoni spiritual e tratte da musical  (“Seasons of Love” da Rent).
Anche loro hanno omaggiato i Queen con “Somebody to Love” guadagnandosi gli applausi della platea.
Il concerto è terminato con entrambi i cori impegnati assieme per “Halleluja” di Cohen e “Happy Day”.

Tanti applausi, tanta atmosfera, tanta musica, tanta solidarietà e partecipazione per affrontare questo "mostro", il cancro, che sta perdendo pian piano sempre più colpi.






sabato 14 novembre 2015

“Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”

Immaginiamo di essere usciti un venerdì sera come tanti altri , a mangiare al ristorante con i nostri cari, ad un concerto tanto atteso con i nostri amici o ad una partita di calcio con i nostri figli.
Immaginiamo che sia una serata di festa, magari il nostro compleanno, e tutto quello che vorremmo sarebbe goderci quelle ore di spensieratezza con chi ci sta vicino.
All’improvviso però qualcosa cambia, quell’atmosfera pacifica e felice si trasforma in una corsa contro il tempo e contro la morte.
La musica si interrompe, i calciatori si fermano e tutto viene avvolto da un silenzio gelato spezzato da colpi regolari di Kalashnikov, dalle urla, dai boati che si sentono fuori dallo stadio.
In pochi istanti una serata qualunque diventa la fine.
Vediamo corpi cadere di fianco a noi, vorremmo piangere per loro ma le lacrime che si formano sono date dalla consapevolezza che i prossimi saremo noi, è un attimo: se siamo riusciti a fuggire in tempo cerchiamo un rifugio sicuro e aspettiamo, se siamo tra gli ostaggi l’unica cosa che riusciamo a fare è obbedire e respirare.
Ci sentiamo così soli, vulnerabili, indifesi e lo siamo.
Pensiamo alla nostra famiglia, a ciò che stiamo per lasciare perchè davanti alla furia disumana a cui assistiamo non riusciamo a trovare una via di fuga.
Poche ore, tante cose, tante persone, tanta paura, poi il buio.
Noi ci svegliamo con il sole e con la certezza di essere intoccabili che giorno dopo giorno va sbriciolandosi un po’; Parigi, però, prima di rivedere il sole e tornare ad una vita normale dovrà rialzarsi e fare il conto delle vittime di quegli istanti in cui la vita è cambiata.
A meno di un anno da Charlie Hebdo, infatti, la capitale francese è di nuovo in ginocchio, piegata da un attacco senza precedenti definito già “ l’11 settembre francese”.
Una notte di fuoco e paura che tocca non solo i parigini e i francesi ma ciascuno di noi che dalla Francia distiamo solo poche ore, noi che temiamo di poter essere le prossime vittime e sentiamo l’insicurezza crescere nelle ossa.
Strade, redazioni, lo stadio, i luoghi di culto e mete turistiche, negozi e teatri, tutti luoghi di vita comune, punti di ritrovo e divertimento vengono presi di mira e ciò che spaventa maggiormente è la terrificante precisione nella pianificazione degli attentati e la freddezza con cui questi uomini, ragazzi che hanno meno di trent’anni, compiono gli attacchi come se si trattasse di cose normali perchè forse per loro questa è l’idea della normalità.
Non serve più ormai fingere di non essere spaventati perchè la paura e l’allerta sono massime, dobbiamo ammettere di avere paura ma nonostante questo non dobbiamo cambiare le nostre abitudini e il nostro modo di vivere.
Prestiamo attenzione e facciamo sì che i ragazzi crescano riuscendo a distinguere il bene e il male, gli adulti ci insegnino che l’odio, l’intolleranza, la superficialità, il pregiudizio e il sospetto non fanno altro che aumentare la paura portandoci ad isolare quei musulmani che non hanno a che fare con  l’estremismo compiendo il volere dei terroristi.

Neruda diceva “Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera” , infatti, se rimaniamo uniti, ci sosteniamo  a vicenda rimanendo attenti e vigli non faremo il loro volere e non ci piegheremo davanti al male.