La notte buia avvolge la mia stanza con il suo profumo di oblio,
e tutto tace sotto al pesante mantello nero.
Vorrei dormire ma non riesco.
Piango lacrime amare,
non di rabbia ma di tristezza,
mi rigano il viso e,
senza che io me ne accorga, si fondono al mio respiro per diventare nutrimento dei miei sogni.
Sono stanca ma non riesco ad addormentarmi,
vorrei avere il coraggio di dirti quello che non ho mai detto e mi invade un sentimento strano.
Amarezza.
Vorrei che ora tu fossi qui
e vorrei stringerti forte e dirti che
quando zoppicherò ancora sulla mia strada,
avrò bisogno ancora del tuo bastone a sorreggermi.
(Copyright mio_anche su ilgrilloparlanteblog.blogspot)
Viaggiatrice di mondi fantastici, improponibile e bizzarra scrittrice, un po' folle come tutti e un' inguaribile mangiatrice di caramelle
lunedì 26 giugno 2017
domenica 28 maggio 2017
Papa incontro giovani Genova 2017
Sai una cosa Papa Frank, tu riesci a parlare alle persone
con una facilità che quasi spaventa ed è un vero peccato che tanti non abbiano
la voglia e la curiosità di andare oltre alla tua apparenza di uomo di chiesa,
forse non sanno che alla fine essere credenti, non credenti o ancora indecisi
non è poi tanto diverso perché alla fine tutti viviamo e impariamo a vivere.
Avrei tanto voluto che quelli che parlano male di te, ti
insultano o ti snobbano perché fai parte della Chiesa fossero stati tra i
tremila ragazzi che eravamo ieri alla Guardia, tutti diversi tra di noi, chi
scout, chi giovanissimo o giovane, chi facente parte di gruppi scolastici che a
pensarci poco hanno a che fare con la chiesa stessa, forse avrebbero cambiato
idea su molte cose.
Abbiamo cantato, gridato, parlato, pregato anche, incontrato nuovi amici e ritrovati altri, era una festa prima di tutto ed eravamo lì per te.
Io ti ringrazio, Papa Frank, perché sei così uomo e, invece
di costruire muri, aiuti a costruire ponti che daranno origine a nuovi ponti
più stabili.
Non nego di essere arrivata alla Guardia con i miei dubbi, il mio
percorso spirituale di gruppo è certamente diverso da quello di tanti altri ma
ho trovato tante risposte a tante domande che sembravano fatte apposta per me.
E lì, ammucchiati in un angolo, sotto il sole con le mani
pronte ad alzarsi in cielo ho capito che tu sei davvero speciale, non come
Papa, non come cristiano, anche certo, ma come persona.
Hai detto più volte che noi giovani non ci accontentiamo
delle risposte prefatte che spesso purtroppo ci vengono date per togliersi il
disturbo, io ho avuto la fortuna di trovare persone che come te hanno gettato
un sassolino, dato uno stimolo per andare oltre, per guardare l'orizzonte come
un marinaio e andarvi incontro con coraggio, non sempre è così facile e lo sai
anche tu, così come non è cosa da niente vivere una vita non da turista ma da
protagonista capace di fare fotografie dei bei momenti ma allo stesso tempo di
viverli nel presente senza perdersi la vita ma a volte in tanti ci cadiamo. Vivere
e pensare con la nostra testa senza "aggettivare" tutto e tutti.
(copyright mio)
Danza la vita (canto scout):
sabato 6 maggio 2017
San Junipero- Black Mirror
Heaven is a place on earth...
Possiamo immaginare cosa saremo in grado di fare con la tecnologia tra qualche decennio? E se riuscissimo a trovare un modo per rendere la vita eterna un qualcosa di reale?
Di sicuro sarebbe una cosa alquanto affascinante, strana ed inquietante allo stesso tempo e personalmente avessi l'opportunità di scegliere mi troverei in grande difficoltà ma immaginare non fa male a nessuno.
É questo il tema di San Junipero la quarta puntata della terza stagione di Black Mirror, serie britannica recentemente passata a Netflix che mostra gli effetti della degenerazione della tecnologia. Il nome stesso della serie ricorda lo schermo nero del telefono o del computer.
Partiamo con un minimo di trama e, per poter parlare dell'argomento, andrò a raccontare la storia quindi se non l'avete ancora vista e non gradite gli spoiler saltate a fine articolo.
A San Junipero la vita é quanto più normale e pazzesca si possa immaginare: tanta gente, ragazzi e ragazze, spiagge, locali, feste, sesso, macchine e musica il tutto immerso in una bella dose di anni ottanta che le danno quel tocco in piú. Yorkie é appena arrivata, si imbuca ad una festa ma non sa come muoversi né dove andare e in più la sua timidezza e il suo fare un po' impacciato non fanno altro che metterla ancora più al centro dell'attenzione e la sua presenza non passa inosservata agli occhi di Kelly che è il suo esatto opposto sia caratterialmente che fisicamente. Kelly è spigliata, intraprendente, sicura di sé, ammiccante e sexy, un'esplosione di riccioli ed energia. Sin da subito appare chiara la forte sintonia tra le due protagoniste ma la verità è qualcosa di duro da accettare subito e Yorkie, che è assolutamente confusa, ci mette un po' a riconoscere i suoi sentimenti per l'altra ragazza arrivando poi a donarle la sua stessa verginità affidandosi completamente a lei.
Sin qui tutto chiaro, ovviamente c'è qualche strano particolare molto alla Black Mirror, ma per il resto sembra quasi una storia normale, se non fosse che, a San Junipero, si può soggiornare in due differenti maniere: chi ci "abita" costantemente è perché in vita non c'è più, chi arriva saltuariamente sta effettuando il suo "periodo di prova".
Iniziamo così a capire perché spesso le due protagoniste si debbano lasciare prima di una certa ora. Scopriamo che, nella vita reale, Yorkie è una donna non più giovane in uno stato di coma dovuto ad un incidente avuto da ragazza mentre Kelly, anche lei anziana, è malata terminale di cancro; ed entrambe accedono al mondo di San Junipero attraverso dei sensori e le relazioni che si instaurano lì nella realtà non ci sono. Ma al di là di questo la storia d'amore tra le due è innanzitutto uno stimolo per la stessa Yorkie che pian piano riesce a trovare se stessa e sembra sempre più decisa nella sua scelta di "trasferirsi" nella cittadina una volta deciso di interrompere il coma, diversa invece è la posizione di Kelly che è sempre stata sicura di volersi abbandonare alla morte "vera" per rispetto e fedeltà a suo marito morto precedentemente. Vediamo così scambiarsi i ruoli delle due.
Quando Yorkie decide che è arrivato il momento si prospetta però un problema, per dare il via al procedimento è necessario il consenso di un familiare, la ragazza essendo rimasta sola si vede costretta a dover "sposare" un uomo sconosciuto di nome Greg, Kelly si propone allora di sposarla al suo posto e, mentre a San Junipero le due spose festeggiano saltellanti sulla sabbia, all'ospedale l'anziana Kelly infila l'anello sl dito dormiente dell'altra. Yorkie, convinta della sua scelta, vorrebbe che anche Kelly seguisse la sua strada, questo scatenerà un litigio tra le due che si allontaneranno. Passano i giorni ma alma fine Kelly, dopo aver ragionato a lungo sul da farsi, si concede di vivere la sua seconda vita con la sua amata a San Junipero.
L' ultima scena vede Yorkie passare a prendere la neo arrivata Kelly in macchina e insieme partire per la loro nuova strada sulle note di 'Heaven is a place on earth' di Belinda Carlisle mentre nella vita i loro nomi vengono inseriti in un enorme database insieme a quelli di centinaia di persone.
Ora puoi tornare a leggere:
Vorrei fare una piccola riflessione, a prescindere da cosa ne pensiate i temi di questa puntata sono stati quanto più attuali possibili: matrimonio omosessuale, eutanasia e addirittura la possibilità di creare un paradiso virtuale dove vivere una nuova vita eterna con altre persone. Come ho già detto, personalmente, non saprei cosa scegliere tra le due opzioni ma per e entrambe dovrei chiedermi perchè vorrei sceglierle. Mi verrebbe da pensare che sceglierei il "paradiso terrestre" se non fossi pienamente soddisfatta della mia vita precedente o non l'avessi potuta vivere al meglio perchè magari gravemente malata o in come, dall'altra parte la "vera morte" la vedrei come una sorta di riposo da una vita che invece ho vissuto nel modo migliore possibile. Detto questo comunque sarà interessante vedere se questo strano strumento che l'uomo ha in testa, il nostro cervellino, riuscirà a creare un qualcosa che per il momento suona molto fantascientifico.
Per come è strutturata, per come è scritta, ambientata e pensata resta per me una delle più belle puntate della serie e finalmente, dopo tanto tempo, anche l'unica con un lieto fine.
domenica 30 aprile 2017
Genova è...TheGarage!!!
Il cielo
sereno, il sole che rende la città e il porto ancora più belli, la felicità di
essere con gli amici, l'emozione e l'adrenalina della gara, la voglia matta di
ballare e l'ansia di non dare abbastanza, sul palco del TheGarage c'è tutto
questo e molto altro. Un intero sabato dedicato tutto all'hiphop e alla street
dance, qualcosa che Genova non aveva ancora mai visto e che finalmente ha unito
più di 600 ballerini da diverse zone d'Italia il tutto inserito nella cornice di
Piazza delle feste, vicino all'Acquario, all'interno di Porto Antico.
Organizzato
da Ivano Bracco, maestro e coreografo genovese, è stato pensato come una
competizione divisa in due parti principali: gli assoli e le crew, a loro volta
suddivisi per le tre categorie(kids, junior e master), in palio borse di studio
e sconti e inoltre per il vincitore categoria kids il trofeo TheGarage, per gli
junior una somma di 600 euro e per i master 1000. Aperti a tutti gli stand
delle fotografie e dei vari gadget a marchio TheGarage(magliette, borracce,
cappellini).
Si parte
fin dal mattino con due stage energici di stili molto diversi tenuti da Babì e
Amedeo Crielesi, lei ballerina e coreografa di Torino, lui ballerino e
coreografo della crew romana LaFamilia vincitrice del WOD Italia(World of Dance)
ed entrambi parte della giuria composta anche da Shorty e Michael Fields.
Si sa che
ballare fa passare ogni preoccupazione ed infatti è così, oltre ad avere
l'opportunità da imparare da dei grandi ci lasciamo andare divertendoci e
caricandoci per dopo.
Il
contest si apre nel primo pomeriggio con gli assoli al termine dei quali segue
la premiazione e l'esibizione della giudice Babì. Ad aprire le danze per la
categoria crew sono i kids (sotto i dodici anni) con 12 gruppi. A colpi di passi
scopriamo così piccoli talenti, dopo la premiazione e una battle tra i tre
migliori ballerini dei tre gruppi il cui premio è una maglia TheGarage, si
esibisce Micheal Fields con il suo gruppo MrWorkteam strappando urla, risate e
numerosissimi applausi da un pubblico sempre più numeroso e coinvolto. Tornato
nei panni di giudice si può dare inizio alla categoria junior(dai 12 ai 16
anni) che vede a sfidarsi ben 24 crew con coreografie fatte di salti, scambi,
piramidi e breakdance, espressioni, costumi più o meno appariscenti, sorrisi ed
applausi. Il rito ormai è diventato quasi routine e, dopo la premiazione, ci
prepariamo ad accogliere sul palco la
crew forse più attesa. LaFamilia porta in scena il pezzo con il quale hanno
vinto e guardarli ballare divertendosi ed essendo felici di farlo è veramente
un'emozione unica .
A
chiudere questa meravigliosa festa la categoria dei master(dai 17 anni in su),
25 gruppi che hanno l'occasione di esibirsi con le luci serali che rendono la
cornice di Porto Antico ancora più unica, magica e suggestiva, a seguito delle
premiazioni augura la buonanotte Shorty con la sua demo.
Inutile
dire che è stata una bellissima esperienza per mostrare un po' di arte e vera
bellezza, per portare anche a Genova una ventata di animo hiphop e soprattutto,
non lo si può negare, è stata un'occasione d'oro per il turismo stesso. Adesso
non ci manca altro che fare il conto alla rovescia per l'anno prossimo.
Genova
è...TheGarage!!!!
venerdì 21 aprile 2017
Recensione Tredici(serie tv Netflix)
Vedere
Tredici per me non è stato facile, a dire la verità l'ho iniziato molto per
caso perché ne avevo sentito parlare e l'avevano consigliata a scuola a mio
fratello. Non avrei mai pensato che potesse avere un così forte impatto su di
me, non avrei mai pensato che una serie tv potesse lasciarmi alla fine un misto
di emozioni contrastanti che nemmeno io riesco a spiegarmi.
Per
chi non la conoscesse, Tredici, è una serie tv americana basata su un libro di
Jay Asher che racconta la storia di Hannah Baker partendo dalla sua morte e no,
la ragazza non aveva nessuna malattia ma si è suicidata. Si tratta di tredici
episodi la cui voce narrante è proprio quella di Hannah che, poco prima di
morire, ha deciso di incidere tredici cassette in cui spiega le tredici ragioni
che l'hanno spinta al suicidio, ognuna delle cassette è indirizzata ad una
persona diversa e il "piano" di Hannah è quello di far arrivare le
cassette a tutte e tredici uno dopo l'altro: il primo, una volta ascoltate
tutte, le deve passare al secondo in ordine di registrazione. Scopriamo così
che intorno alla misteriosa morte di Hannah Baker si aggirano un Justin, una
Jessica, un Alex, un Bryce, un Marcus, un Tyler, una Courtney un Mr Porter e
tante altre faccette che si aggirano per i corridoi della Liberty High
scenografia della vicenda. Tra tutti questi ragazzi spicca il personaggio
principale di Clay Jensen che in tre parole potrebbe facilmente essere
catalogato come "il tipico sfigato" ma che si rivela in realtà uno
dei pochi a cui è sempre importato qualcosa di Hannah anche perché ne era
segretamente innamorato. Forse è proprio per questo che si dimostra essere il
personaggio più "cazzuto" quello che si prende le botte dei bulli
perché non ci sta a mentire, l'unico che sembra volere una sorta di giustizia
per Hannah, l'unico che non riesce a finire le cassette in una notte non perché
è lento di suo ma perché ogni singolo fatto, ogni parola, ogni ricordo evocato
gli provoca un dolore enorme.
In
Tredici non si parla solo di vita scolastica, di adolescenza ma di temi pesanti
e non sempre alla mano come la depressione, il suicidio, il bullismo, lo
stupro, questi sono quelli più eclatanti ma quello che colpisce di questa serie
è che non è così lontana dalla realtà che viviamo, non è così assurda o
improbabile, magari non con gli stessi termini ma è facile che ognuno di noi
abbia vissuto nella sua vita almeno una di quelle sensazioni. Tutti. Chi è
stato tradito da un' amica, che è stata insultata per il suo fisico, chi ha
visto comparire il suo nome sulla parete di un bagno con scritto Troia in nero
di fianco, chi per un attimo, solo un secondo, ha visto il buio nella sua vita.
Tanti ce l'hanno fatta a superarlo senza troppi problemi, in altri casi no.
Devo
ammettere che fino ad un certo punto non capivo il perché, me lo sono chiesto
più volte non riuscivo a pensare a come quelle prime situazione, certamente
spiacevoli ma non troppo, avessero portato Hannah ad uccidersi. Forse mi
sembravano solo sciocchezze, forse la stessa Hannah mi sembrava troppo una
vittima ma mi sono resa conto che non si può capire come uno si possa sentire
non si è quel qualcuno e che tutto quello che faceva Hannah, le cassette in
primis, non erano altro che una grande richiesta di aiuto, un grido disperato
di una persona che non è più così felice, che sente di non stare bene. È difficile non chiedersi come tutti abbiano
fatto a non accorgersi che lei se ne stava andando e l'unico che sembrava sulla
giusta strada, Clay, è stato fino a poco prima della fine incapace di farsi
avanti, di dire ce la farai e ce la faremo, di dire io sono qua, non me ne
vado, parlami. Forse è per questo che mi ha colpita dritta al cuore, perché io
mi sentivo come Clay, impotente e confusa. Hannah Baker è ognuno di noi, è
anche me che per un periodo ho abbassato la testa davanti a certa gente perché
mi sentivo un niente in confronto a loro.
Tredici
ha dei difetti, non è un capolavoro dal punto di vista tecnico, ma è efficace,
cavolo se lo è, ti fa pensare, riflettere, ti fa sentire bene e poi uno schifo,
ti fa capire che basta un niente per diventare un complice, che ogni
commentino, risatina, battutina, insulto può fare realmente del male a
qualcuno. Dovrebbero insegnarcelo a scuola, dovrebbero farcela vedere questa
serie che aiuta molto di più di tanto altro.
Non
ce ne rendiamo conto ma, come dice Clay in uno degli episodi, alla fine siamo
tutti un po' degli ipocriti, ci indigniamo solo a cose fatte davanti ad un
cartello 'non sei solo'.
Dovremmo
imparare tanto, imparare a conoscere davvero le persone, a capire quando hanno
bisogno di una mano e sono sul punto di mollare, dovrebbero esistere più
persone e amici come Tony che alla fine sembra un angelo custode, l'unico che
si dimostra vero e disposto ad aiutare Clay per sempre.
Vi allego il link di una delle canzoni della colonna sonora della serie, è molto bella, riassume un particolare istante della storia e rende molto l'idea.
alla prossima
ce
lunedì 20 febbraio 2017
playlist 20 febbraio 2016
10) Pocket full of gold- American Authors
E' una di quelle canzoni il cui ritmo ti entra in testa e ti viene da canticchiarlo in continuazione, mentre vai a scuola, mentre fai la spesa o sei in coda in macchina o sotto la doccia, è una buona pillola di buon umore, fa venire voglia di dire evviva che ce n'è. #allineedisanhandfullofhope
9) Il Conforto- Tiziano Ferro & Carmen Consoli
Da singoli sono una bomba uniti fanno impazzire con una canzone ricca di tenerezza, dolcezza e amore. Ti ispira pace, fa ricordare dei bei momenti passati insieme a persone speciali, ce ne fossero tanti di cantanti che sono capaci davvero di emozionare e far venire la pelle d'oca. #perpesareilcuorecivuolecoraggio
8)Stella d' Irlanda- Cecco e Cipo
Loro li avevo sentiti per caso un paio di anni fa al loro provino di Xfactor dove avevano presentato un loro inedito "Vacca Boia" che è anche quello un bel pezzo, poi erano un po' spariti dalla mia vita fin quando ho riscoperto i loro dischi e lavori tra cui questa bellissima canzone d'amore sempre nel loro stile simpatico, un po' ironico e musicalmente impeccabile. #ilcielopiùbellocelohaisolotu
7) Good Life- One Republic
Sarà che io sono davvero un'amante incondizionata della vita e forse troppo spesso un'ottimista ma mi piacciono le canzoni che fanno trasparire quanto sia davvero bella e vada vissuta la vita. L'amore per la vita e quello enorme per i One Republic mi fanno dire sul serio #thisisgonnabeagoodlife
6) Shape of You- Walk off the Earth ( Ed Sheeran cover)
I capelli rossi, i tatuaggi e la chitarra colpiscono ancora dopo un po' di tempo con un bel pezzo, io amo la versione fatta da questo gruppo di ragazzi veramente talentuosi che meriterebbero molta più visibilità per gli arrangiamenti e l'atmosfera che creano. Questo è un medley con ""No Diggity" dei Black Street's e "No scrubs" dei TLC's. #iminlovewithyourbody
5) Occidentali's Karma- Francesco Gabbani
Vincitrice di Sanremo 2017 e al centro di numerosi dibattiti, può non piacere sono gusti personali ma io la trovo molto originale, critica una visione della nostra società sempre pronta a copiare le culture degli altri ma personalizzandole a nostro favore. Bel ritmo, allegro, è stata una scelta intelligente. #namastèalè
4) Right here right now- American Authors
Giuro che non è una fissazione è che la loro musicaq prende davvero tanto e magari cominci con una canzone e in meno di un'ora sai il disco a memoria. Ah lo strano potere della musica! Pop rock, un po' di Indie, un pizzico di vintage dovuto alla raffica di parole delle strofe, mettono in circolo una scarica di ormoni ballerini e sarà inevitabile camminare normalmente. #iwannamakeyousmile
3) World spins madly on- The wheepies
Al terzo posto di questo podio senza competizione troviamo una canzone molto molto bella che ho scoperto grazie ad un video di un disegnatore, mi emoziona nella sua semplicità, a differenza delle altre non trasuda energia o allegria ma forse ha qualcosa che cattura ancora di più, ed ecco di nuovo il magico ingrediente segreto che rende unica la musica. Racconta di un amore finito ma nonostante questo il mondo continua a girare e la vita va avanti, e forse è anche per questo che mi immedesimo molto nelle sue parole. Merita di perderci qualche minuto. #ilaymotionlessinbed
2) Eternamente ora- Francesco Gabbani
Se c'è una cosa bella del Festival di Sanremo è che scopri tantissimi artisti di cui magari conosci solo un paio di canzoni più famose e ne ignori altre trecento che spesso sono molto più belle. Ecco, così è stato. E dal primo ascolto questa è in riproduzione continua nella mia playlist, crea una sorta di dipendenza. E' dolce, tenera, una canzone d'amore diversa, allegra, commuove sì ma piangi con il sorriso. Forse è questo il pregio di Gabbani che alla fine non fa nulla di così alternativo e diverso da tanti suoi colleghi, ha trovato un modo suo per farlo. Si diverte e trasmette il suo divertirsi nelle canzoni. #miperderòsetiperderai
1) Scarbourough Fair- LP (Simon & Garfunkel cover)
Adoro la versione originale che mi ha fatto scoprire mio papà ma devo ringraziare il mio lato un po' più "nerd" se ho scoperto questo bellissimo lavoro. Provate ad ascoltarla quando siete completamente rilassati, distesi sul letto, ad occhi chiusi senza pensare a nulla. Ti avvolge nella sua atmosfera un po' mistica portandoti nel suo mondo e non la si può fermare. #sheoncewasatrueloveofmine
sabato 18 febbraio 2017
Storia di un braccialetto e dell'importanza dei suoi nodi
Ti accorgi del tempo che passa guardando le piccole cose che cambiano, crescono, si allontanano, si spezzano, ti colgono all'improvviso e non puoi fermarle. Succede e basta.
L'altro giorno per caso si é rotto il mio braccialetto preferito, era logoro e consumato, si sfilacciava solo a guardarlo ma c'era sempre stato. Ce l'avevo da quasi cinque anni e non lo avevo mai tolto, non una sola volta. Era diventato un po' come il mio portafortuna, mi piaceva da matti eppure era solo un filo di cotone colorato intrecciato a catenella con l'uncinetto e avvolto sei volte attorno al mio braccio destro. E man mano che gli anni passavano si riducevano i giri, prima cinque poi quattro, tre, e si sbiadivano i colori e cominciavano a comparire i primi nodi alla meno peggio, toppe per tenere unito il tutto. Ha tenuto duro ma poi ha dovuto mollare, non so nemmeno dove io l'abbia lasciato. Che triste fine per un pezzetto di me. Perché forse era davvero inutile, forse non era nemmeno il più bello che ho, forse a vederlo era solo un braccialetto ma in realtà c'é molto di più.
Aveva visto di tutto e fatto di tutto. Aveva stretto mani, accarezzato, mangiato quantità enormi di panini, salutato, tenuto la prima birra, la prima e ultima sigaretta, aveva amato. Si era bagnato d'acqua, di pioggia, di neve, di freddo, di nebbia, di sole, di allegria, di amicizia, di vita. E aveva giocato fino all'ultimo.
E ho pensato subito di rifarne un altro identico per sostituirlo, ma non sarà lo stesso.
E mi può sembrare stupido e superficiale ma quel bracciale e ogni suo nodo rappresentavano un passaggio della mia piccola strada, un'emozione, una scoperta, una persona importante. Si sono rotti tanti bracciali e tanti se ne romperanno tanti andando avanti ma sarà inevitabile. Chiamatelo destino, la danza altalenante del tempo, io la chiamo vita.
E spesso ci vogliono far credere che siano solo nodi, solo ostacoli, solo cose brutte e che il mondo abbia imparato a girare in una sola direzione e non possa cambiare, ma siamo noi a volerlo cambiare, la vita é nostra e ci sará sempre un motivo per trasformare in tesoro anche la difficoltá maggiore, dobbiamo solo imparare a vedere il bello nel mondo e nel brutto e non solo il contrario.
#liveyourlife
L'altro giorno per caso si é rotto il mio braccialetto preferito, era logoro e consumato, si sfilacciava solo a guardarlo ma c'era sempre stato. Ce l'avevo da quasi cinque anni e non lo avevo mai tolto, non una sola volta. Era diventato un po' come il mio portafortuna, mi piaceva da matti eppure era solo un filo di cotone colorato intrecciato a catenella con l'uncinetto e avvolto sei volte attorno al mio braccio destro. E man mano che gli anni passavano si riducevano i giri, prima cinque poi quattro, tre, e si sbiadivano i colori e cominciavano a comparire i primi nodi alla meno peggio, toppe per tenere unito il tutto. Ha tenuto duro ma poi ha dovuto mollare, non so nemmeno dove io l'abbia lasciato. Che triste fine per un pezzetto di me. Perché forse era davvero inutile, forse non era nemmeno il più bello che ho, forse a vederlo era solo un braccialetto ma in realtà c'é molto di più.
Aveva visto di tutto e fatto di tutto. Aveva stretto mani, accarezzato, mangiato quantità enormi di panini, salutato, tenuto la prima birra, la prima e ultima sigaretta, aveva amato. Si era bagnato d'acqua, di pioggia, di neve, di freddo, di nebbia, di sole, di allegria, di amicizia, di vita. E aveva giocato fino all'ultimo.
E ho pensato subito di rifarne un altro identico per sostituirlo, ma non sarà lo stesso.
E mi può sembrare stupido e superficiale ma quel bracciale e ogni suo nodo rappresentavano un passaggio della mia piccola strada, un'emozione, una scoperta, una persona importante. Si sono rotti tanti bracciali e tanti se ne romperanno tanti andando avanti ma sarà inevitabile. Chiamatelo destino, la danza altalenante del tempo, io la chiamo vita.
E spesso ci vogliono far credere che siano solo nodi, solo ostacoli, solo cose brutte e che il mondo abbia imparato a girare in una sola direzione e non possa cambiare, ma siamo noi a volerlo cambiare, la vita é nostra e ci sará sempre un motivo per trasformare in tesoro anche la difficoltá maggiore, dobbiamo solo imparare a vedere il bello nel mondo e nel brutto e non solo il contrario.
#liveyourlife
lunedì 2 gennaio 2017
Happy new year!
Il duemilasedici è andato, volato via nella confusione di una notte serena e gelida, nei tappi di spumante alti verso il cielo pronti a dare il benvenuto ad un nuovo anno per poi ricoprirlo di un vestito di cocci luccicanti e colorati poco dopo. È stato un bell'anno, ma forse sono io che affronto tutto sempre con occhio positivo e con il sorriso.
Caro duemilasedici sei stato un anno pieno di sorprese, mi hai dato tanto ed io ho restituito aggiungendoci un pezzettino di me stessa, ho colto al volo le occasioni come fossero treni ad alta velocità senza porte e l'unico modo per salire fosse saltarci sopra e ne sono soddisfatta. Non ho rimpianti né rimorsi, sono felice.
Sei stato pieno dell' ABCD: amore, amicizia, allegria, bello, complicità e divertimento.
Ho visto tramonti bellissimi, paesaggi mozzafiato, spiagge deserte bagnate di luna e di mare, ho saltato per strada, riso come non mai, abbracciato tante persone, suonato la chitarra, ho vissuto, preso il treno all'alba e visitato le stazioni di notte.
Duemilasedici non ho nulla di cui lamentarmi, ho solo da dire grazie per questi dodici mesi, per tutti questi trecentosessantasei giorni.
Caro duemilasedici sei stato un anno pieno di sorprese, mi hai dato tanto ed io ho restituito aggiungendoci un pezzettino di me stessa, ho colto al volo le occasioni come fossero treni ad alta velocità senza porte e l'unico modo per salire fosse saltarci sopra e ne sono soddisfatta. Non ho rimpianti né rimorsi, sono felice.
Sei stato pieno dell' ABCD: amore, amicizia, allegria, bello, complicità e divertimento.
Ho visto tramonti bellissimi, paesaggi mozzafiato, spiagge deserte bagnate di luna e di mare, ho saltato per strada, riso come non mai, abbracciato tante persone, suonato la chitarra, ho vissuto, preso il treno all'alba e visitato le stazioni di notte.
Duemilasedici non ho nulla di cui lamentarmi, ho solo da dire grazie per questi dodici mesi, per tutti questi trecentosessantasei giorni.
domenica 23 ottobre 2016
Un palloncino
É buio, notte, fuori il vento soffia insistente muovendo la pioggia che sbatte sul vetro della mia finestra, penso di non averla mai odiata tanto come oggi: forse perché il suo ticchettio costante mi ricorda che esiste un tempo e che tutte le cose sono destinate a finire, anche le piú belle, o forse piú semplicemente perché ho freddo. Non é il freddo dell'autunno che scaldi con il piumone e una cioccolata, é il freddo di un abbraccio silenzioso che lasciava intendere un arrivedervi non sicuro, é il freddo del sentirsi un po' meno sicuri a camminare sulla propria strada.
Non hai nessuna colpa tu, sono io che sono fatta cosí, forse sono piú sofista di quanto voglia essere, ma tu non sei il responsabile.
Capita di trovarsi a volte a percorrere titubanti un corridoio buio senza via di uscita con tante porte che fino a poco tempo prima erano sempre state aperte e disponibili per te e che all'improvviso ti si chiudono in faccia lasciandoti con l'amaro in bocca e troppi pensieri a cui badare.
Non sono una persona forte, non lo sono mai stata, mi piace dare quell'immagine di me ma tu lo sai bene che non é cosí e sai anche che forse dovrei cambiare e cominciare ad esserlo e smetterla di vivere solo di parole.
Non riesco a fare niente: vorrei dormire ma non ho sonno e questo é solo un piccolo effetto collaterale del rifugiarsi nei propri pensieri. Non so se tu dormirai, forse sí.
Mi dispiace.
Vorrei dire tante cose ma non ci riesco, si fermano in gola e tornano indietro, vorrei poter controllare il tempo, poter fare qualcosa.
Vorrei capire di piú e non sentirmi cosí soffocata in qualsiasi cosa faccia.
Vorrei che smettesse di piovere ma vorrei altra pioggia per ballare di nuovo.
So che non leggerai mai questo e forse non mi importa cosí tanto che tu lo legga, il tempo é imprevedibile, non voglio sprecarlo.
Non hai nessuna colpa tu, sono io che sono fatta cosí, forse sono piú sofista di quanto voglia essere, ma tu non sei il responsabile.
Capita di trovarsi a volte a percorrere titubanti un corridoio buio senza via di uscita con tante porte che fino a poco tempo prima erano sempre state aperte e disponibili per te e che all'improvviso ti si chiudono in faccia lasciandoti con l'amaro in bocca e troppi pensieri a cui badare.
Non sono una persona forte, non lo sono mai stata, mi piace dare quell'immagine di me ma tu lo sai bene che non é cosí e sai anche che forse dovrei cambiare e cominciare ad esserlo e smetterla di vivere solo di parole.
Non riesco a fare niente: vorrei dormire ma non ho sonno e questo é solo un piccolo effetto collaterale del rifugiarsi nei propri pensieri. Non so se tu dormirai, forse sí.
Mi dispiace.
Vorrei dire tante cose ma non ci riesco, si fermano in gola e tornano indietro, vorrei poter controllare il tempo, poter fare qualcosa.
Vorrei capire di piú e non sentirmi cosí soffocata in qualsiasi cosa faccia.
Vorrei che smettesse di piovere ma vorrei altra pioggia per ballare di nuovo.
So che non leggerai mai questo e forse non mi importa cosí tanto che tu lo legga, il tempo é imprevedibile, non voglio sprecarlo.
domenica 4 settembre 2016
JenesuispasCharlie ma aspetta!!...non lo sono mai stata
La satira ha origini antichissime, sin dall' antica Grecia, e ha sempre avuto come perno gli stessi argomenti di critica e accusa che sono: la politica e la società.La satira tuttavia non nasce per fare ridere, per strappare la risata anche se ha delle radici comuni al sarcasmo e all'ironia.Nasce per suscitare una reazione immediata non appena la si ha davanti che di solito è di disgusto, quasi schifo, perchè certe vignette di satira attuali sono veramente pesanti.
In questi giorni il neo protagonista delle polemiche sembra essere tornato il vecchio Charlie Hebdo che, con un disegno particolarmente spinto, ha toccato anima e corpo di tutto il popolo italiano che si è trovato attaccato su un fatto sul quale la satira non sembra proprio azzeccata.
I disegnatori del giornale satirico francese hanno infatti incentrato due delle loro vignette sul tragico terremoto che ha colpito il centro Italia poco più di una settimana fa.
Subito, e giustamente, si è scatenata una polemica dove gli stessi italiani, alcuni che in tempi non remoti erano stati tra i difensori di Charlie con il famoso motto "JesuisCharlie", attaccavano i francesi con commentini sgradevoli a riguardo della rete francese di Intelligence o su altri recenti avvenimenti che collegavano la morte con la Francia.Alcuni tra i giornalisti satirici italiani hanno risposto alla satira con altrettanta satira pungente e spinta che può risultare pesante per tutti.
In questo modo si è passati da "JesuisCharlie" a "JenesuispasCharlie" a "JesuistujoursCharlie" e la cosa che dovrebbe indignare più della vignetta in sé é proprio questo rapido cambiamento di pensiero; sembra quasi che fin quando non ci tocca da vicino tutto può andare bene, ovviamente non si vuole giustificare la violenza che il periodico ha subito, però è abbastanza ridicolo.
Come io, italiana, mi sono sentita chiamata in causa, toccata, offesa da quella vignetta che gioca sul paradosso italia/ pasta e immagina le vittime invece che sotto le macerie come se fossero una lasagna, devo rendermi conto che forse tanti dei disegni di Charlie Hebdo possono risultare offensivi agli occhi di altri.
Non è certo il mio JesuisCharlie a garantirmi la libertà di pensiero.
Premettendo che io non sono mai stata Charlie perchè non ne condivido le modalità e reputo le offese gratuite, penso che la libertà di pensiero abbia un limite come tutto, una linea netta che separa.
La mia libertà di pensiero finisce quando vado ad offendere o violare la libertà che ha un altro attaccando ciò in cui uno crede, lo stato in cui vive, le disgrazie che lo hanno colpito.
A quel punto diventa solo un modo gratuito di offendere.
giovedì 25 agosto 2016
Terremoto
Sono le 3:36 di un giorno come tanti altri, un giorno in piena estate, il ventiquattro di agosto, un giorno finito da poco e già pronto per ricominciare la mattina seguente.È estate e la gente è in vacanza.
Sono le 3:36 e tutti dormono: i nonni, mamma, papà, amici, fratelli, conoscenti, turisti.Persone.
Dormono nelle loro case di pietra e di cemento, dormono e sognano qualcosa che il giorno dopo vorrebbero raccontare agli altri, sono tranquilli, chi non lo sarebbe a notte fonda.
Poi all'improvviso la terra trema, si sente ondeggiare il letto, la credenza, il bicchiere d'acqua che si ha in mano, si crepano le pareti, la strada si riempie di rughe, è questione di un attimo.
È notte fonda ma tutti capiscono cosa sta succedendo.Passa qualche minuto e di nuovo un'altra scossa, poi una terza, una quarta, una cinquantesima che vibra nelle viscere della terra e in quelle delle persone che cercano di scappare impaurite, provano a mettersi in salvo come meglio possono, sotto il letto o come hanno insegnato a scuola, cercano di risvegliarsi dal sonno che li intorpidisce.Alcuni, magari, pensano sia soltanto un incubo.
Cadono le case, le strade si riempiono di macerie e detriti, le vie scompaiono.Non esistono più.Crolla tutto ed è talmente imprevedibile che non lascia scampo a nessuno, è un incubo, ma è realtà.
Così passa la notte, i paesi rimangono isolati, le strade chiuse, salta il gas, l'elettricità e la gente si stringe tremante nella coperta che è riuscita ad agguantare all'ultimo da casa, un attimo solo che ha fatto la differenza tra la vita e la morte.
Fa freddo nella vallata ma non importa perché chi è nelle strade si regge ancora sulle proprie gambe e ringrazia la sua stella per questo, immagina cosa sarebbe successo se avesse aspettato un secondo di più.Un attimo che per molti degli abitanti di Amatrice, di Accumuli e Pescara del Tronto è stato fatale.
Alla mattina si scava, con le ruspe, a mani nude, come si riesce, si fa il possibile, si sta in silenzio e si urla il nome di chi, fino alla sera prima, in quelle case aveva mangiato, scherzato, dormito.Si cerca disperati un gemito strozzato e flebile che dia la possibilità di avere ancora una speranza in cui credere; si estraggono i corpi, si piange di dolore e di felicità, si cerca di dare una mano.È questione di attimi, istanti importanti, imprevedibili e inaspettati che colgono quando uno meno se lo aspetta e non danno scampo.
E ripenso a me e alla mia famiglia, a quando nell'Hotel Roma di Amatrice c'eravamo noi, seduti ad un tavolo a mangiare, felici, sicuri e contenti della vacanza che avevamo trascorso e che stava finendo.Penso che al posto di tanti turisti saremmo potuti esserci noi, perché in fondo siamo un po' vicini di casa, non siamo così lontani.Penso alla fortuna che ho avuto io e a quanto sia imprevedibile la natura e la sua forza e a quanto devo davvero godermi la vita perché potrebbe finire da un momento all'altro.
"La tempesta è una buona opportunità per il pino ed il cipresso per mostrare la loro forza e stabilità"
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