domenica 30 aprile 2017

Genova è...TheGarage!!!

Il cielo sereno, il sole che rende la città e il porto ancora più belli, la felicità di essere con gli amici, l'emozione e l'adrenalina della gara, la voglia matta di ballare e l'ansia di non dare abbastanza, sul palco del TheGarage c'è tutto questo e molto altro. Un intero sabato dedicato tutto all'hiphop e alla street dance, qualcosa che Genova non aveva ancora mai visto e che finalmente ha unito più di 600 ballerini da diverse zone d'Italia il tutto inserito nella cornice di Piazza delle feste, vicino all'Acquario, all'interno di Porto Antico.
Organizzato da Ivano Bracco, maestro e coreografo genovese, è stato pensato come una competizione divisa in due parti principali: gli assoli e le crew, a loro volta suddivisi per le tre categorie(kids, junior e master), in palio borse di studio e sconti e inoltre per il vincitore categoria kids il trofeo TheGarage, per gli junior una somma di 600 euro e per i master 1000. Aperti a tutti gli stand delle fotografie e dei vari gadget a marchio TheGarage(magliette, borracce, cappellini).
Si parte fin dal mattino con due stage energici di stili molto diversi tenuti da Babì e Amedeo Crielesi, lei ballerina e coreografa di Torino, lui ballerino e coreografo della crew romana LaFamilia vincitrice del WOD Italia(World of Dance) ed entrambi parte della giuria composta anche da Shorty e Michael Fields.
Si sa che ballare fa passare ogni preoccupazione ed infatti è così, oltre ad avere l'opportunità da imparare da dei grandi ci lasciamo andare divertendoci e caricandoci per dopo.
Il contest si apre nel primo pomeriggio con gli assoli al termine dei quali segue la premiazione e l'esibizione della giudice Babì. Ad aprire le danze per la categoria crew sono i kids (sotto i dodici anni) con 12 gruppi. A colpi di passi scopriamo così piccoli talenti, dopo la premiazione e una battle tra i tre migliori ballerini dei tre gruppi il cui premio è una maglia TheGarage, si esibisce Micheal Fields con il suo gruppo MrWorkteam strappando urla, risate e numerosissimi applausi da un pubblico sempre più numeroso e coinvolto. Tornato nei panni di giudice si può dare inizio alla categoria junior(dai 12 ai 16 anni) che vede a sfidarsi ben 24 crew con coreografie fatte di salti, scambi, piramidi e breakdance, espressioni, costumi più o meno appariscenti, sorrisi ed applausi. Il rito ormai è diventato quasi routine e, dopo la premiazione, ci prepariamo ad accogliere sul palco  la crew forse più attesa. LaFamilia porta in scena il pezzo con il quale hanno vinto e guardarli ballare divertendosi ed essendo felici di farlo è veramente un'emozione unica .
A chiudere questa meravigliosa festa la categoria dei master(dai 17 anni in su), 25 gruppi che hanno l'occasione di esibirsi con le luci serali che rendono la cornice di Porto Antico ancora più unica, magica e suggestiva, a seguito delle premiazioni augura la buonanotte Shorty con la sua demo.
Inutile dire che è stata una bellissima esperienza per mostrare un po' di arte e vera bellezza, per portare anche a Genova una ventata di animo hiphop e soprattutto, non lo si può negare, è stata un'occasione d'oro per il turismo stesso. Adesso non ci manca altro che fare il conto alla rovescia per l'anno prossimo.

Genova è...TheGarage!!!!



          

venerdì 21 aprile 2017

Recensione Tredici(serie tv Netflix)

Vedere Tredici per me non è stato facile, a dire la verità l'ho iniziato molto per caso perché ne avevo sentito parlare e l'avevano consigliata a scuola a mio fratello. Non avrei mai pensato che potesse avere un così forte impatto su di me, non avrei mai pensato che una serie tv potesse lasciarmi alla fine un misto di emozioni contrastanti che nemmeno io riesco a spiegarmi.
Per chi non la conoscesse, Tredici, è una serie tv americana basata su un libro di Jay Asher che racconta la storia di Hannah Baker partendo dalla sua morte e no, la ragazza non aveva nessuna malattia ma si è suicidata. Si tratta di tredici episodi la cui voce narrante è proprio quella di Hannah che, poco prima di morire, ha deciso di incidere tredici cassette in cui spiega le tredici ragioni che l'hanno spinta al suicidio, ognuna delle cassette è indirizzata ad una persona diversa e il "piano" di Hannah è quello di far arrivare le cassette a tutte e tredici uno dopo l'altro: il primo, una volta ascoltate tutte, le deve passare al secondo in ordine di registrazione. Scopriamo così che intorno alla misteriosa morte di Hannah Baker si aggirano un Justin, una Jessica, un Alex, un Bryce, un Marcus, un Tyler, una Courtney un Mr Porter e tante altre faccette che si aggirano per i corridoi della Liberty High scenografia della vicenda. Tra tutti questi ragazzi spicca il personaggio principale di Clay Jensen che in tre parole potrebbe facilmente essere catalogato come "il tipico sfigato" ma che si rivela in realtà uno dei pochi a cui è sempre importato qualcosa di Hannah anche perché ne era segretamente innamorato. Forse è proprio per questo che si dimostra essere il personaggio più "cazzuto" quello che si prende le botte dei bulli perché non ci sta a mentire, l'unico che sembra volere una sorta di giustizia per Hannah, l'unico che non riesce a finire le cassette in una notte non perché è lento di suo ma perché ogni singolo fatto, ogni parola, ogni ricordo evocato gli provoca un dolore enorme.

In Tredici non si parla solo di vita scolastica, di adolescenza ma di temi pesanti e non sempre alla mano come la depressione, il suicidio, il bullismo, lo stupro, questi sono quelli più eclatanti ma quello che colpisce di questa serie è che non è così lontana dalla realtà che viviamo, non è così assurda o improbabile, magari non con gli stessi termini ma è facile che ognuno di noi abbia vissuto nella sua vita almeno una di quelle sensazioni. Tutti. Chi è stato tradito da un' amica, che è stata insultata per il suo fisico, chi ha visto comparire il suo nome sulla parete di un bagno con scritto Troia in nero di fianco, chi per un attimo, solo un secondo, ha visto il buio nella sua vita. Tanti ce l'hanno fatta a superarlo senza troppi problemi, in altri casi no.

Devo ammettere che fino ad un certo punto non capivo il perché, me lo sono chiesto più volte non riuscivo a pensare a come quelle prime situazione, certamente spiacevoli ma non troppo, avessero portato Hannah ad uccidersi. Forse mi sembravano solo sciocchezze, forse la stessa Hannah mi sembrava troppo una vittima ma mi sono resa conto che non si può capire come uno si possa sentire non si è quel qualcuno e che tutto quello che faceva Hannah, le cassette in primis, non erano altro che una grande richiesta di aiuto, un grido disperato di una persona che non è più così felice, che sente di non stare bene.  È difficile non chiedersi come tutti abbiano fatto a non accorgersi che lei se ne stava andando e l'unico che sembrava sulla giusta strada, Clay, è stato fino a poco prima della fine incapace di farsi avanti, di dire ce la farai e ce la faremo, di dire io sono qua, non me ne vado, parlami. Forse è per questo che mi ha colpita dritta al cuore, perché io mi sentivo come Clay, impotente e confusa. Hannah Baker è ognuno di noi, è anche me che per un periodo ho abbassato la testa davanti a certa gente perché mi sentivo un niente in confronto a loro.

Tredici ha dei difetti, non è un capolavoro dal punto di vista tecnico, ma è efficace, cavolo se lo è, ti fa pensare, riflettere, ti fa sentire bene e poi uno schifo, ti fa capire che basta un niente per diventare un complice, che ogni commentino, risatina, battutina, insulto può fare realmente del male a qualcuno. Dovrebbero insegnarcelo a scuola, dovrebbero farcela vedere questa serie che aiuta molto di più di tanto altro.
Non ce ne rendiamo conto ma, come dice Clay in uno degli episodi, alla fine siamo tutti un po' degli ipocriti, ci indigniamo solo a cose fatte davanti ad un cartello 'non sei solo'.

Dovremmo imparare tanto, imparare a conoscere davvero le persone, a capire quando hanno bisogno di una mano e sono sul punto di mollare, dovrebbero esistere più persone e amici come Tony che alla fine sembra un angelo custode, l'unico che si dimostra vero e disposto ad aiutare Clay per sempre.



Vi allego il link di una delle canzoni della colonna sonora della serie, è molto bella, riassume un particolare istante della storia e rende molto l'idea.




alla prossima
ce



lunedì 20 febbraio 2017

playlist 20 febbraio 2016



10) Pocket full of gold- American Authors
 E' una di quelle canzoni il cui ritmo ti entra in testa e ti viene da canticchiarlo in continuazione, mentre vai a scuola, mentre fai la spesa o sei in coda in macchina o sotto la doccia, è una buona pillola di buon umore, fa venire voglia di dire evviva che ce n'è.   #allineedisanhandfullofhope




9) Il Conforto- Tiziano Ferro & Carmen Consoli
Da singoli sono una bomba uniti fanno impazzire con una canzone ricca di tenerezza, dolcezza e amore. Ti ispira pace, fa ricordare dei bei momenti passati insieme a persone speciali, ce ne fossero tanti di cantanti che sono capaci davvero di emozionare e far venire la pelle d'oca. #perpesareilcuorecivuolecoraggio




8)Stella d' Irlanda- Cecco e Cipo
Loro li avevo sentiti per caso un paio di anni fa al loro provino di Xfactor dove avevano presentato un loro inedito "Vacca Boia" che è anche quello un bel pezzo, poi erano un po' spariti dalla mia vita fin quando ho riscoperto i loro dischi e lavori tra cui questa bellissima canzone d'amore sempre nel loro stile simpatico, un po' ironico e musicalmente impeccabile.    #ilcielopiùbellocelohaisolotu




7) Good Life- One Republic
Sarà che io sono davvero un'amante incondizionata della vita e forse troppo spesso un'ottimista ma mi piacciono le canzoni che fanno trasparire quanto sia davvero bella e vada vissuta la vita. L'amore per la vita e quello enorme per i One Republic mi fanno dire sul serio #thisisgonnabeagoodlife



6) Shape of You- Walk off the Earth ( Ed Sheeran cover)
I capelli rossi, i tatuaggi e la chitarra colpiscono ancora dopo un po' di tempo con un bel pezzo, io amo la versione fatta da questo gruppo di ragazzi veramente talentuosi che meriterebbero molta più visibilità per gli arrangiamenti e l'atmosfera che creano. Questo è un medley con ""No Diggity" dei Black Street's e "No scrubs" dei TLC's. #iminlovewithyourbody




5) Occidentali's Karma- Francesco Gabbani
Vincitrice di Sanremo 2017 e al centro di numerosi dibattiti, può non piacere sono gusti personali ma io la trovo molto originale, critica una visione della nostra società sempre pronta a copiare le culture degli altri ma personalizzandole a nostro favore. Bel ritmo, allegro, è stata una scelta intelligente.  #namastèalè





4) Right here right now- American Authors
Giuro che non è una fissazione è che la loro musicaq prende davvero tanto e magari cominci con una canzone e in meno di un'ora sai il disco a memoria. Ah lo strano potere della musica! Pop rock, un po' di Indie, un pizzico di vintage dovuto alla raffica di parole delle strofe, mettono in circolo una scarica di ormoni ballerini e sarà inevitabile camminare normalmente.  #iwannamakeyousmile




3) World spins madly on- The wheepies
Al terzo posto di questo podio senza competizione troviamo una canzone molto molto bella che ho scoperto grazie ad un video di un disegnatore, mi emoziona nella sua semplicità, a differenza delle altre non trasuda energia o allegria ma forse ha qualcosa che cattura ancora di più, ed ecco di nuovo il magico ingrediente segreto che rende unica la musica. Racconta di un amore finito ma nonostante questo il mondo continua a girare e la vita va avanti, e forse è anche per questo che mi immedesimo molto nelle sue parole. Merita di perderci qualche minuto. #ilaymotionlessinbed




2) Eternamente ora- Francesco Gabbani
Se c'è una cosa bella del Festival di Sanremo è che scopri tantissimi artisti di cui magari conosci solo un paio di canzoni più famose e ne ignori altre trecento che spesso sono molto più belle. Ecco, così è stato. E dal primo ascolto questa è in riproduzione continua nella mia playlist, crea una sorta di dipendenza. E' dolce, tenera, una canzone d'amore diversa, allegra, commuove sì ma piangi con il sorriso. Forse è questo il pregio di Gabbani che alla fine non fa nulla di così alternativo e diverso da tanti suoi colleghi, ha trovato un modo suo per farlo. Si diverte e trasmette il suo divertirsi nelle canzoni.   #miperderòsetiperderai





1) Scarbourough Fair- LP (Simon & Garfunkel cover)
Adoro la versione originale che mi ha fatto scoprire mio papà ma devo ringraziare il mio lato un po' più "nerd" se ho scoperto questo bellissimo lavoro. Provate ad ascoltarla quando siete completamente rilassati, distesi sul letto, ad occhi chiusi senza pensare a nulla. Ti avvolge nella sua atmosfera un po' mistica portandoti nel suo mondo e non la si può fermare.  #sheoncewasatrueloveofmine















sabato 18 febbraio 2017

Storia di un braccialetto e dell'importanza dei suoi nodi

Ti accorgi del tempo che passa guardando le piccole cose che cambiano, crescono, si allontanano, si spezzano, ti colgono all'improvviso e non puoi fermarle. Succede e basta.
L'altro giorno per caso si é rotto il mio braccialetto preferito, era logoro e consumato, si sfilacciava solo a guardarlo ma c'era sempre stato. Ce l'avevo da quasi cinque anni e non lo avevo mai tolto, non una sola volta. Era diventato un po' come il mio portafortuna, mi piaceva da matti eppure era solo un filo di cotone colorato intrecciato a catenella con l'uncinetto e avvolto sei volte attorno al mio braccio destro. E man mano che gli anni passavano si riducevano i giri, prima cinque poi quattro, tre, e si sbiadivano i colori e cominciavano a comparire i primi nodi alla meno peggio, toppe per tenere unito il tutto. Ha tenuto duro ma poi ha dovuto mollare, non so nemmeno dove io l'abbia lasciato. Che triste fine per un pezzetto di me. Perché forse era davvero inutile, forse non era nemmeno il più bello che ho, forse a vederlo era solo un braccialetto ma in realtà c'é molto di più.
Aveva visto di tutto e fatto di tutto. Aveva stretto mani, accarezzato, mangiato quantità enormi di panini, salutato, tenuto la prima birra, la prima e ultima sigaretta, aveva amato. Si era bagnato d'acqua, di pioggia, di neve, di freddo, di nebbia, di sole, di allegria, di amicizia, di vita. E aveva giocato fino all'ultimo.
E ho pensato subito di rifarne un altro identico per sostituirlo, ma non sarà lo stesso.
E mi può sembrare stupido e superficiale ma quel bracciale e ogni suo nodo rappresentavano un passaggio della mia piccola strada, un'emozione, una scoperta, una persona importante. Si sono rotti tanti bracciali e tanti se ne romperanno tanti andando avanti ma sarà inevitabile. Chiamatelo destino, la danza altalenante del tempo, io la chiamo vita.
E spesso ci vogliono far credere che siano solo nodi, solo ostacoli, solo cose brutte e che il mondo abbia imparato a girare in una sola direzione e non possa cambiare, ma siamo noi a volerlo cambiare, la vita é nostra e ci sará sempre un motivo per trasformare in tesoro anche la difficoltá maggiore, dobbiamo solo imparare a vedere il bello nel mondo e nel brutto e non solo il contrario.

#liveyourlife



lunedì 2 gennaio 2017

Happy new year!

Il duemilasedici è andato, volato via nella confusione di una notte serena e gelida, nei tappi di spumante alti verso il cielo pronti a dare il benvenuto ad un nuovo anno per poi ricoprirlo di un vestito di cocci luccicanti e colorati poco dopo. È stato un bell'anno, ma forse sono io che affronto tutto sempre con occhio positivo e con il sorriso.
Caro duemilasedici sei stato un anno pieno di sorprese, mi hai dato tanto ed io ho restituito aggiungendoci un pezzettino di me stessa, ho colto al volo le occasioni come fossero treni ad alta velocità senza porte e l'unico modo per salire fosse saltarci sopra e ne sono soddisfatta. Non ho rimpianti né rimorsi, sono felice.
Sei stato pieno dell' ABCD: amore, amicizia, allegria, bello, complicità e divertimento.
Ho visto tramonti bellissimi, paesaggi mozzafiato, spiagge deserte bagnate di luna e di mare, ho saltato per strada, riso come non mai, abbracciato tante persone, suonato la chitarra, ho vissuto, preso il treno all'alba e visitato le stazioni di notte.
Duemilasedici non ho nulla di cui lamentarmi, ho solo da dire grazie per questi dodici mesi, per tutti questi trecentosessantasei giorni.



domenica 23 ottobre 2016

Un palloncino

É buio, notte, fuori il vento soffia insistente muovendo la pioggia che sbatte sul vetro della mia finestra, penso di non averla mai odiata tanto come oggi: forse perché il suo ticchettio costante mi ricorda che esiste un tempo e che tutte le cose sono destinate a finire, anche le piú belle, o forse piú semplicemente perché ho freddo. Non é il freddo dell'autunno che scaldi con il piumone e una cioccolata, é il freddo di un abbraccio silenzioso che lasciava intendere un arrivedervi non sicuro, é il freddo del sentirsi un po' meno sicuri a camminare sulla propria strada.
Non hai nessuna colpa tu, sono io che sono fatta cosí, forse sono piú sofista di quanto voglia essere, ma tu non sei il responsabile.
Capita di trovarsi a volte a percorrere titubanti un corridoio buio senza via di uscita con tante porte che fino a poco tempo prima erano sempre state aperte e disponibili per te e che all'improvviso ti si chiudono in faccia lasciandoti con l'amaro in bocca e troppi pensieri a cui badare.
Non sono una persona forte, non lo sono mai stata, mi piace dare quell'immagine di me ma tu lo sai bene che non é cosí e sai anche che forse dovrei cambiare e cominciare ad esserlo e smetterla di vivere solo di parole.
Non riesco a fare niente: vorrei dormire ma non ho sonno e questo é solo un piccolo effetto collaterale del rifugiarsi nei propri pensieri. Non so se tu dormirai, forse sí.
Mi dispiace.
Vorrei dire tante cose ma non ci riesco, si fermano in gola e tornano indietro, vorrei poter controllare il tempo, poter fare qualcosa.
Vorrei capire di piú e non sentirmi cosí soffocata in qualsiasi cosa faccia.
Vorrei che smettesse di piovere ma vorrei altra pioggia per ballare di nuovo.



So che non leggerai mai questo e forse non mi importa cosí tanto che tu lo legga, il tempo é imprevedibile, non voglio sprecarlo.




domenica 4 settembre 2016

JenesuispasCharlie ma aspetta!!...non lo sono mai stata


La satira ha origini antichissime, sin dall' antica Grecia, e ha sempre avuto come perno gli stessi argomenti di critica e accusa che sono: la politica e la società.La satira tuttavia non nasce per fare ridere, per strappare la risata anche se ha delle radici comuni al sarcasmo e all'ironia.Nasce per suscitare una reazione immediata non appena la si ha davanti che di solito è di disgusto, quasi schifo, perchè certe vignette di satira attuali sono veramente pesanti.
In questi giorni il neo protagonista delle polemiche sembra essere tornato il vecchio Charlie Hebdo che, con un disegno particolarmente spinto, ha toccato anima e corpo di tutto il popolo italiano che si è trovato attaccato su un fatto sul quale la satira non sembra proprio azzeccata.
I disegnatori del giornale satirico francese hanno infatti incentrato due delle loro vignette sul tragico terremoto che ha colpito il centro Italia poco più di una settimana fa.
Subito, e giustamente, si è scatenata una polemica dove gli stessi italiani, alcuni che in tempi non remoti erano stati tra i difensori di Charlie con il famoso motto "JesuisCharlie", attaccavano i francesi con commentini sgradevoli a riguardo della rete francese di Intelligence o su altri recenti avvenimenti che collegavano la morte con la Francia.Alcuni tra i giornalisti satirici italiani hanno risposto alla satira con altrettanta satira pungente e spinta che può risultare pesante per tutti.
In questo modo si è passati da "JesuisCharlie" a "JenesuispasCharlie" a "JesuistujoursCharlie" e la cosa che dovrebbe indignare più della vignetta in sé é proprio questo rapido cambiamento di pensiero; sembra quasi che fin quando non ci tocca da vicino tutto può andare bene, ovviamente non si vuole giustificare la violenza che il periodico ha subito, però è abbastanza ridicolo.
Come io, italiana, mi sono sentita chiamata in causa, toccata, offesa da quella vignetta che gioca sul paradosso italia/ pasta e immagina le vittime invece che sotto le macerie come se fossero una lasagna, devo rendermi conto che forse tanti dei disegni di Charlie Hebdo possono risultare offensivi agli occhi di altri.
Non è certo il mio JesuisCharlie a garantirmi la libertà di pensiero.
Premettendo che io non sono mai stata Charlie perchè non ne condivido le modalità e reputo le offese gratuite, penso che la libertà di pensiero abbia un limite come tutto, una linea netta che separa.
La mia libertà di pensiero finisce quando vado ad offendere o violare la libertà che ha un altro attaccando ciò in cui uno crede, lo stato in cui vive, le disgrazie che lo hanno colpito.
A quel punto diventa solo un modo gratuito di offendere.






giovedì 25 agosto 2016

Terremoto



Sono le 3:36 di un giorno come tanti altri, un giorno in piena estate, il ventiquattro di agosto, un giorno finito da poco e già pronto per ricominciare la mattina seguente.È estate e la gente è in vacanza.
Sono le 3:36 e tutti dormono: i nonni, mamma, papà, amici, fratelli, conoscenti, turisti.Persone.
Dormono nelle loro case di pietra e di cemento, dormono e sognano qualcosa che il giorno dopo vorrebbero raccontare agli altri, sono tranquilli, chi non lo sarebbe a notte fonda.
Poi all'improvviso la terra trema, si sente ondeggiare il letto, la credenza, il bicchiere d'acqua che si ha in mano, si crepano le pareti, la strada si riempie di rughe, è questione di un attimo.
È notte fonda ma tutti capiscono cosa sta succedendo.Passa qualche minuto e di nuovo un'altra scossa, poi una terza, una quarta, una cinquantesima che vibra nelle viscere della terra e in quelle delle persone che cercano di scappare impaurite, provano a mettersi in salvo come meglio possono, sotto il letto o come hanno insegnato a scuola, cercano di risvegliarsi dal sonno che li intorpidisce.Alcuni, magari,  pensano sia soltanto un incubo.
Cadono le case, le strade si riempiono di macerie e detriti, le vie scompaiono.Non esistono più.Crolla tutto ed è talmente imprevedibile che non lascia scampo a nessuno, è un incubo, ma è realtà.
Così passa la notte, i paesi rimangono isolati, le strade chiuse, salta il gas, l'elettricità e la gente si stringe tremante nella coperta che è riuscita ad agguantare all'ultimo da casa, un attimo solo che ha fatto la differenza tra la vita e la morte.
Fa freddo nella vallata ma non importa perché chi è nelle strade si regge ancora sulle proprie gambe e ringrazia la sua stella per questo, immagina cosa sarebbe successo se avesse aspettato un secondo di più.Un attimo che per molti degli abitanti di Amatrice, di Accumuli e Pescara del Tronto è stato fatale.
Alla mattina si scava, con le ruspe, a mani nude, come si riesce, si fa il possibile, si sta in silenzio e si urla il nome di chi, fino alla sera prima, in quelle case aveva mangiato, scherzato, dormito.Si cerca disperati un gemito strozzato e flebile che dia la possibilità di avere ancora una speranza in cui credere; si estraggono i corpi, si piange di dolore e di felicità, si cerca di dare una mano.È questione di attimi, istanti importanti, imprevedibili e inaspettati che colgono quando uno meno se lo aspetta e non danno scampo.
E ripenso a me e alla mia famiglia, a quando nell'Hotel Roma di Amatrice c'eravamo noi, seduti ad un tavolo a mangiare, felici, sicuri e contenti della vacanza che avevamo trascorso e che stava finendo.Penso che al posto di tanti turisti saremmo potuti esserci noi, perché in fondo siamo un po' vicini di casa, non siamo così lontani.Penso alla fortuna che ho avuto io e a quanto sia imprevedibile la natura e la sua forza e a quanto devo davvero godermi la vita perché potrebbe finire da un momento all'altro.

"La tempesta è una buona opportunità per il pino ed il cipresso per mostrare la loro forza e stabilità"

             

lunedì 13 giugno 2016

Color Run Genova!

THE COLOR RUN GENOVA

C’è gente che balla, gente che canta, alza le mani al cielo e le batte a tempo di musica canticchiando i pezzi che i dj di radio 105 fanno partire dal palco, ci sono ragazzi e ragazze di tutte le età, amici che per caso si incontrano e scambiano due parole, famiglie, tantissime, con bimbi più o meno piccoli e più o meno colorati.C’è allegria, voglia di divertirsi e passare una bella giornata in compagnia e anche tanta gratitudine al cielo sereno che per una giornata ha deciso di disubbidire ai meteorologi sfoggiando un enorme e caldo sole.
C’è tutto questo e molto di più nella nostra attesissima tappa della Color Run, la corsa più pazza e meno competitiva che si gioca per le strade della nostra città e che si ispira alla tradizione indiana dell’Holi festival che vede come protagonisti i colori che ovviamente non sono mancati anche a noi.La festa inizia nel primo pomeriggio e da subito ci si rende conto di come si tornerà a casa: i bimbi aprono le loro bustine di colore e le alzano in aria spargendo la polvere ovunque, a vedere questo non si riesce a fare altro che sorridere e buttarsi nella mischia per uscirne più sporchi degli altri.
Alla partenza danno la carica con hit anni novanta come “La Vespa special” e non importa quanto il sole sia caldo e quanto si debba aspettare prima di poter partire, l’unica cosa che conta è divertirsi, il resto poi si vedrà; alcuni si sono organizzati in squadra, hanno persino un loro nome ed una mascotte (originale e simpatica la “Banana Papaya Team” a tema Minions e cito anche la nostra “The Karma’s Team” che invece non ha un proprio tema), altri sono veri e propri gruppi di sportivi, squadre, cheerleder che intrattengono i partecipanti come loro.
Al via tutto si fa magico, per i primi duecento metri e forse poco più si corre davvero, poi si inizia a rallentare, e camminando te la godi di più.Non c’è competizione, non è una gara a chi fa il record migliore, se mai, potrebbe essercene una per chi colleziona più colore sulla maglietta con il logo dell’evento o chi arriva al traguardo con la faccia più blu; in questo modo si possono trovare fate turchine un po’ gialline, ma sempre munite di ali arcobaleno, gruppi di padri in minigonna stile hawaiana rigorosamente arcobaleno, ovviamente sopra ai pantaloncini, mamme velociste con i passeggini precedute da bambini impazienti di arrivare agli stand colorati e anche signori e signore diversamente giovani e persone disabili che, grazie all’aiuto e al sostegno di volontari, hanno potuto partecipare come gli altri.
Sono 5km da percorrere divisi tra il Porto Antico e la Foce con un piacevole ritorno camminando sulla Sopraelevata, chiusa apposta per l’occasione, e invasa dagli ottomila partecipanti in maglietta bianca e collana tropicale che fa molto estate ed è a tema con il colore scelto per questa seconda Color Run genovese che è stata ancora di più un successone rispetto alla precedente.
Ognuno dei chilometri è caratterizzato da una diversa sfumatura, c’è l’arancione che spruzzano proprio all’inizio, poi il verde, il blu che mi è piaciuto tantissimo e di cui ero piena soprattutto sugli occhiali, il tropicolor, l’insieme di tutti i colori presenti, ha animato l’asfalto dalla Fiera e infine il giallo all’arrivo di noi atleti provetti che ora assomigliamo più a dei fantastici arlecchini.
Terminata la corsa comincia la vera festa a ritmo di musica, urla, risate, danze assurde e sponsor che hanno reso possibile questa tappa e regalano gadget, ma a rendere il finale unico e irripetibile sono stati i numerosi Color Blast che hanno avvolto Genova in una meravigliosa nube colorata grazie alle sedicimila mani partecipanti a lanciare in aria i colori delle buste.
Senza dubbio una delle manifestazioni più divertenti, colorate e genuine a cui ho potuto partecipare quest’anno, adesso aspetto solo di poterlo rifare l’anno prossimo!
  
                    
Kind of Color Blast (official color run photohraphie)


                        
                      Karma's Tean aka La nostra mitica squadra


venerdì 27 maggio 2016

Recensione: Lo chiamavano Jeeg Robot


Che cos’è un eroe?
E’ forse un uomo stretto in una tutina aderente rossa e blu che è stato morso accidentalmente da un ragno?O forse uno che viene da un pianeta lontano e che è invincibile se non avvicinato alla kryptonite?O qualcuno di completamente astratto che esiste solo nei nostri sogni e che è pronto a salvarci la vita dai mostri che la minacciano?
Certamente il vero supereroe è equilibrato tra realtà e finzione e non per forza deve nascere buono e morire da buono.
Enzo Ceccotti è un piccolo ladruncolo romano che vive la sua vita nell’ansia che ogni corsa lontano dalla polizia possa essere l’ultima, abita in uno squallido appartamento fatto di un letto, un divano, centinaia di casette porno e un frigorifero che riempe solo di budini.
Un giorno, durante una delle sue solite fughe, scappa passando sull’argine del Tevere e si rifugia in una baracca abbandonata da cui è costretto ad uscire non appena arrivano i poliziotti finendo così in acqua.Quello che Enzo non sa, è che i fondali di quella zona contengono barili di scorie radioattive, uno dei quali viene bucato e libera la sostanza nociva proprio mentre Enzo finisce sott’acqua.
Dopo una notte in preda ai conati e alle forti convulsioni, il ladro decide di rivolgersi a Sergio, membro della banda criminale capitanata da Fabio detto lo Zingaro, con Sergio decidono di andare a recuperare un carico di droga trasportato da due fratelli, nello scontro tuttavia Sergio muore ed Enzo, colpito da una pallottola, cade fuori dalla finestra risvegliandosi dopo pochi minuti indenne.
Tornato a casa scopre il suo nuovo super potere, una super forza che lo rende capace di bucare le porte, spostare i mobili con un braccio, modellare i caloriferi a fisarmonica e staccare sportelli dei bancomat migliorando decisamente le sue qualità di criminale tanto da diventare un icona dipinta sui muri della città e filmata dalla gente.
Nel mentre, Enzo fa la conoscenza di Alessia, figlia di Sergio, che è una ragazza molto fragile con un passato insicuro alle spalle e con un ossessione per il cartone “Jeeg Robot d’acciaio” tanto che identifica in Enzo il suo eroe pronto a salvarla dalla banda dello Zingaro che la minaccia.Enzo, per quanto lo voglia negare, con il passare del tempo si affeziona alla ragazza riuscendo ad avvicinarsi alle storie raccontate nel cartone giapponese.
Con l’evolversi della storia l’uomo si trasforma da super criminale a criminale supereroe che è in grado di scindere il bene dal male e aiutare il prossimo.Se inizialmente la sua identità è nascosta agli occhi di tutti successivamente il suo segreto è messo alla prova in particolar modo dallo Zingaro e dalla sua banda che si vede togliere sotto il naso gli affari e i colpi migliori da un misterioso uomo super forte vestito di nero.Lo Zingaro, già stressato per questioni con la camorra napoletana, non vede di buon occhio il super criminale e tenta più volte di estrapolargli il segreto del suo super potere per poter diventare come lui.
Ma Enzo non è il solito supereroe estraneo alla realtà, lui è dentro la realtà più di quanto si creda ed è forse la visione più umana del supereroe che è stato cattivo, ha visto il dolore, la morte con i propri occhi per poi scegliere qualcosa di più e diventare una volta per tutte Jeeg Robot!

Interpretazioni molto convincenti e reali nell’ambiente della malavita romana, colpi di scena eclatanti non ce ne sono, ma il film è carico di una sottile suspance che ti spinge a voler arrivare per forza alla fine per poter incastrare tutti i tasselli della storia.Forse è un po’ troppo usato il romanaccio per cui per uno che non è romano certi passaggi sono difficili da capire ma ci si arrangia bene con ciò che si ha.
Storia coinvolgente e piuttosto originale in una rivisitazione italiana e moderna dell’icona degli anni ’70 che rinnova anche l’immagine del supereroe che è sempre super, ma un po’ più umano anche nelle emozioni.
Fin dall’inizio siamo portati ad amare il personaggio di Enzo/Jeeg e, almeno per quanto riguarda me, anche il super cattivo Zingaro che, nella sua pazzia un po’ nevrotica, è unico nel suo genere.
VOTO: 8,5

                        


domenica 8 maggio 2016

Happy mother's day!

Ciao Ma,

Oggi è la festa della mamma e lo so che sembra scontato o chissa cosa scrivere qualcosa a riguardo o citare te inondandoti di auguri e complimenti, ma mi sento davvero contenta nel farlo perchè ne voglio approffittare finchè ne ho l’occasione perchè si sa che il tempo è imprevedibile.
Vorrei scrivere tanto per te, ma il succo del discorso sarebbe solo un enorme e sincero GRAZIE!
Grazie davvero per tutto, per essermi accanto e sostenermi, per consigliarmi e guidarmi, per rompermi le satole e rincorrermi per casa urlando di mettere a posto.Grazie per avere la pazienza di ascoltarmi quando ti leggo qualche nuovo scritto, il tuo essere maestra è una grandissima arma a mio favore e te ti diverti parecchio a prendermi in giro per i miei errori.
A volte abbiamo i nostri momenti in cui entriamo in modalità “bestia” e non ci sopportiamo, ma poi passano abbastanza in fretta e ce ne dimentichiamo e ci abbracciamo e poi torniamo normali.
Sono passati esattamente sedici anni e otto mesi domani dal nostro primo incontro e immagino che nel mezzo ci sia stato un po’ di tutto, ero piccola e piangevo, non volevo mangiare e mi facevate il solletico di notte per svegliarmi, ora che non sono più tanto piccola mi lasci dormire fino a tardi, ma ti preoccupi che abbia mangiato a sufficienza.Che bei ricordi che sono, li porterò per sempre con me e penso che anche per te saranno speciali.
Lo so che spesso non sono una figlia perfetta ma chi mai è perfetto, solo papà forse, lui lo dice sempre e mi fa morire dalle risate, lo so che non sono brava a tenere in ordine la mia camera, non sono in grado di non lasciare roba mia sparsa per casa e spesso sono distratta ma, a quanto pare, è un vizio di famiglia e scomparirà con il tempo come è successo a te, e sarà d’aiuto anche il tuo esercizio mentale che dici sia così importante.Forse hai ragione, ma per ora non ti ascolto.
Mi hai fatto scoprire tante cose nuove e belle: mi hai insegnato a cucinare, e quanto mi piace ancora oggi aiutarti a preparare la cena, mi hai consigliato decine di libri da leggere, mi hai fatto conoscere nuovi amici, mi hai portato in giro per Genova e solo grazie a te riconosco certe zone.Fossi stata da sola non le avrei mai visitate o non ci sarei nemmeno mai passata.Ti ringrazio davvero.
Sto crescendo e sempre di più mi rendo conto di quanto io sia fortunata ad avere voi, ad avere una famiglia come la nostra che cerca di non farmi mancare nulla, in cui siamo come su una nave, se questa affonda la colpa non è del capitano, ma di tutti quanti, abbiamo tante frecce al nostro arco.
Ci sarebbero tantissime altre parole, ma io mi fermo qui perchè il resto è già detto e lo sai.La mamma è sempre la mamma e tu sei la mia.
Non so se leggerai questo perchè credo che sia troppo tecnologico per te, ma di sicuro ci penserà papà ad aiutarti.Perdonami se ti prendo un po’ in giro sulla tua incapacità tecnologica, ma sei proprio un caso perso.

Ti voglio bene!
Tua, Zezi.

P.S. Buona festa della mamma a tutti!